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Nuovo Statuto dell'Universita': Tanti i Nodi da Sciogliere

Ieri mattina è stata convocata dal Magnifico Rettore dell'Università di Trieste un'Assemblea Generale, per informare sul prosieguo dei lavori sulla redazione del nuovo Statuto di Ateneo, che regolerà la struttura di Governo dell'Università in...

Ieri mattina è stata convocata dal Magnifico Rettore dell'Università di Trieste un'Assemblea Generale, per informare sul prosieguo dei lavori sulla redazione del nuovo Statuto di Ateneo, che regolerà la struttura di Governo dell'Università in futuro.
Nella premessa, il Rettore, Professor Francesco Peroni, ha dimostrato la sua soddisfazione per l'elaborato, ancora in fase di "bozza", in quanto è frutto di un duro lavoro e confronto fra le varie realtà coinvolte nella Riforma Gelmini.
La dottoressa Alessia Cozzi ha illustrato il lavoro della commissione incaricata di redigere lo Statuto sulla nuova disciplina, che riguarderà le strutture di base e l'offerta formativa. Le strutture di base saranno divise in due tipologie, necessarie, e di raccordo, le prime saranno rappresentate dai dipartimenti, la cui finalità sarà lo svolgimento delle attività didattiche e formative senza definire in maniera chiara gli organi che ne devono fare parte.
Il cambiamento, stabilito dal Ministero, è il fissare un tetto minimo di docenze per dipartimento a 35 . Le strutture di raccordo invece saranno eventuali,e prevedono il raggruppamento di un massimo di 12 dipartimenti in ogni Università, in relazione alla dimensione dell'Ateneo.
Questo porterà indubbiamente a Facoltà accorpate, e mancando una normativa, le unioni non saranno sempre profittevoli.
Prima della legge 240 del 2010, erano le Facoltà i protagonisti della attività didattica e dei corsi di studio, i dipartimenti si occupavano solamente della parte della ricerca scientifica.

Rimane impreciso come esercitare nella pratica la programmazione didattica, ovvero assicurare la stabilità delle strutture e dell'offerta formativa, identificare i criteri per collegare i corsi di studio e i dipartimenti e definire quindi le modalità di organizzazione dell'offerta formativa.
I docenti si dicono preoccupati, soprattutto per quanto riguarda la qualità della didattica, in quanto fissando il numero minimo di docenti per dipartimento e dovendo ridurre il numero di dipartimenti, si rischiano accorpamenti di Facoltà"curiosi"e quindi eventuali docenze di dubbia qualità, avendo separato il settore ricerca da quello della didattica.

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