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Occupazione simbolica al Verdi, a rischio la qualità degli spettacoli: «No al declassamento a teatro di tradizione»

«Tale declassamento non potrà garantire il livello qualitativo fin ora offerto e la conseguente riduzione delle risorse pubbliche del Fus si abbatterà sui lavoratori che rischiano così di vedersi trasformati i loro contratti da tempo indeterminato a stagionali»

Si è svolta oggi, venerdì 16 giugno, l'occupazione simbolica dei locali  da parte dei lavoratori delle Fondazioni Lirico Sinfoniche. Presente all'occupazione anche la FIALS-CISAL che ha aderito ad un' iniziativa definita dalle segreterie nazionali di settore CGIL CISL UIL FIALS atta a contrastare gli effetti delle disposizioni contenute nella legge 160 articolo 24. Tale legge, infatti, prevede la possibilità che le Fondazioni Liriche possano essere declassate in teatri di tradizione. Tale declassamento non potrà garantire il livelloqualitativo fin ora offerto. Inoltre, la conseguente riduzione delle risorse pubbliche del Fus si abbatterà sui lavoratori che rischiano così di vedersi trasformati i loro contratti da tempo indeterminato a stagionali.

«Una delegazione FIALS-CISAL e SLC-CGIL, in un’azione simbolica di occupazione dell’ufficio della sovrintendenza, ha consegnato al sovrintendente Stefano Pace un documento sindacale stilato dai segretari nazionali, in cui con forza si chiede che non venga smantellato il sistema della lirica del nostro Paese. Tale azione si è svolta contemporaneamente in tutte le 14 Fondazioni Lirico-Sinfoniche. Resta inteso che questa iniziativa nulla ha a che fare con i risultati di gestione della Fondazione triestina che stante i dati presentatici non possiamo che ritenere soddisfacenti. Gli sforzi della governance degli ultimi anni della Fondazione, uniti al sostegno della politica cittadina e regionale e ai sacrifici di tutte le maestranze del Teatro potrebbero essere vanificati dagli effetti di questa legge» hanno spiegato gli esponenti delle segreterie nazionali aderenti.

«Pare che il legislatore–precisano– voglia mantenere la possibilità che le Fondazioni Liriche possano essere declassate a teatri di tradizione. Questi ultimi hanno il compito di “promuovere, agevolare e coordinare le attività musicali, in particolare liriche, nel territorio delle rispettive provincie”. Un ruolo, sicuramente importante per la diffusione della cultura musicale, ma non comparabile con la produzione di spettacoli lirici, di rilevante entità, propria delle Fondazioni Liriche, che basano la propria offerta di qualità sul fatto che i lavoratori sono stabili. Sia gli artisti del coro e dell’orchestra che coloro preparano gli spettacoli. Questi ultimi esprimono un artigianato di altissimo livello, risultato di un sapere radicato e tipico del nostro Paese. La stabilità dell’orchestra e del coro rendono unico uno spettacolo, proprio per la qualità che possono esprimere artisti abituati a lavorare fianco a fianco».

« La crisi di questi teatri è nota, ma fino ad oggi, si è pensato di risanare i bilanci agendo unicamente sul taglio del costo del lavoro. Mettendo a repentaglio anche la qualità degli spettacoli. Dalla stampa abbiamo appreso della volontà di azzerare il debito delle Fondazioni Liriche: se questo avverrà sarà un primo passo importante. Ma se non si decide di aumentare le risorse pubbliche, coordinare meglio gli stanziamenti nazionali con quelli locali e contemporaneamente non si attiva una forte ed efficace controllo del Ministero sulle gestione, anche questa è un’operazione inutile»concludono.

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