Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Occupy Trieste su Sgombero di Ieri: "v per Vergogna"

Riportiamo il comunicato di Occupy Trieste ( pubblicato ieri ) dalla loro pagina FB:COMUNICATO SULLO SGOMBERO DI STAMATTINAV per VergognaAlle sei di questa mattina, puntuale come la noia, la polizia è arrivata a sgomberare lo spazio sociale...

Riportiamo il comunicato di Occupy Trieste ( pubblicato ieri ) dalla loro pagina FB:

COMUNICATO SULLO SGOMBERO DI STAMATTINA
V per Vergogna

Alle sei di questa mattina, puntuale come la noia, la polizia è arrivata a sgomberare lo spazio sociale occupato da #occupytrieste.
Evidentemente, invece che luoghi vivi e autorecuperati pare meglio lasciare per anni disseminati nella città gusci vuoti e tristi, buchi neri di risorse e spazio comune il cui costo economico e sociale è immane. Un bel regalo coordinato e continuativo al partito trasversale della speculazione e del cemento.

La scusa ufficiale, questa volta, è che non era un luogo sicuro. A noi pareva di sì. Ci sentivamo sicuri di condividere la costruzione di qualcosa di migliore rispetto a quello che c'è fuori.
Almeno lì di sicuro il problema non era l'albero di natale in piazza unità, ma i beni comuni e il fatto che migliaia di persone in questa città sono senza casa, gas, luce e acqua. O che per occupare i binari dopo tre mesi senza stipendio dalle ferrovie si rischiano anni di galera. O che le scuole crollano a pezzi ma tre milioni di euro per uno scheletro di cemento invece saltano magicamente fuori dalle pieghe dei bilanci.
Almeno lì dentro non potevano circolare gli assassini di Rasman, confermati tali in cassazione ma ancora armati e in divisa e con solo 6 mesi di condanna - molto meno di quanto rischiano i lavoratori delle pulizie dei treni per aver occupato i binari.
Almeno lì dentro nessuno rischiava la fine di Cucchi, Aldrovandi, Bianzino.
Almeno lì dentro avrebbero potuto trovare rifugio fratelli e sorelle con la pelle di ogni colore, prima che qualche fascista mannaro gli sparasse, o qualche razzista mannaro li volesse bruciare o , o qualche agente volesse portarli in uno di quei lager chiamati cie.

Dicono che qualcuno avrebbe potuto farsi male, ma sarebbe stato bello che il Sindaco avesse accettato il nostro invito di venire a visitarlo e vedere tutti i lavori che stavamo facendo, prima di esserne tanto certo.
Insieme a tanti in questa città, stavamo invece organizzando un evento per sabato sera che fosse una risposta di vita alle tragedie di questa settimana.

Sull'onda emotiva della tragedia di Francesco, arrivano gli attesi annunci draconiani. Protocolli, burocrazia, tonnellate di firme su pezzi di carta, come se la soluzione fosse in questo e come se non ci fossero già le norme di sicurezza.
Non sono le norme quello che manca e che rende il lavoro una sentenza di morte: quewllo che ci rende insicuri è il fatto che siamo tutti considerati delle macchine viventi da spremere fino all'ultima goccia di vita. È il decreto 106/2009 di Sacconi, che vanifica il testo unico sulla sicurezza 81/2008. È l'articolo 8 della finanziaria, che rende i contratti una jungla senza regole, in deroga a ogni dettato costituzionale sulla dignità e ad ogni buon senso sulla sicurezza.
Gli annunci di protocolli ed elefanti burocratici non servono a risolvere il problema.
Non serve cambiare la burocrazia. Serve cambiare il sistema.
Ed è per questo che nascono ed esistono gli spazi sociali, per esplorare, costruire e conquistare un'alternativa vera, in un incubo costituito da oppressione, repressione, sfruttamento, commercio che calpesta la dignita' delle donne e degli uomini, profitto che non conosce etica e distrugge il pianeta.

Noi, in un mondo di incubi, osiamo sognare e portare i sogni nella realtà, ed è per questo che siamo tutti sovversivi, per passione, per razionalita', per scelta.
Un sogno che osa vivere e' gia' una vittoria, e non ce la faremo scippare mai e non ci potete fermare perché siamo della materia di cui sono fatti i sogni.

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