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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Delitto monsignor Rocco, la difesa vuole vedere i conti bancari

Questa mattina presso il Palazzo di Giustizia di Trieste il Pubblico Ministero non si è opposto alla richiesta, da parte della difesa, di acquisizione dei documenti bancari che attestavano il rapporto tra monsignor Rocco e l'istituto di credito. Resta sotto processo don Piccoli, accusato di omicidio volontario

La vicenda del delitto Rocco va avanti. Questa mattina nell'udienza in Tribunale a Trieste sono stati ascoltati alcuni testimoni chiamati a deporre. La difesa, dopo aver ascoltato i quattro, ha chiesto l'acquisizione dei documenti bancari relativi al rapporto tra monsignor Rocco, 92enne al momento del decesso, e lo stesso istituto di credito, già al centro del processo in ragione dell'eredità lasciata proprio dal religioso alla Dibitonto e divisa con i nipoti. Il Pubblico Ministero Matteo Tripani e la parte civile non si sono opposti e la Corte ha disposto l'acquisizione agli atti del processo.  

Il delitto

Monisgnor Rocco era stato trovato esanime nella stanza della casa del clero di via Besenghi il 25 aprile 2014. La morte del religioso era stata indicata inizialmente in ragione di "cause naturali" e poi smentita dalle perizie che hanno chiarito il decesso, avvenuto per "violenze". Nel processo era stata coinvolta anche la signora Eleonora Dibitonto, amica, a causa dell'eredità che monsignor Rocco aveva destinato a lei. La signora Dibitonto aveva affermato che il lascito che le spettava, 185 mila euro in titoli e una polizza assicurativa sulla vita della quale era indicata come beneficiaria, era stato diviso in larga parte con i nipoti della vittima e donando altri soldi ai seminaristi e una somma per far realizzare due stanze in memoria di don Rocco.  

Le macchie di sangue 

I Ris di Parma successivamente erano intervenuti e proprio l'indagine, basata sul rinvenimento di alcune tracce di sangue sul letto del presule, aveva portato all'accusa di omicidio volontario a carico di don Piccoli, che dal canto suo, si difende. Secondo Piccoli infatti, lui avrebbe semplicemente dato l'estrema unzione a monsignor Rocco. Tracce ematiche causate da un'irritazione cutanea, secondo don Piccoli, che in altre occasioni avrebbero sporcato i vestiti che indossava. Secondo i Carabinieri la tesi non reggerebbe. 

Il materiale porno nel computer di don Piccoli

Dopo il ritrovamento di materiale pornografico nel computer di don Paolo Piccoli, che tuttavia non sembra aver aggravato la già difficile posizione del sacerdote, la difesa ha portato oggi alcuni teste in aula. Lo spostamento del corpo della vittima sarebbe alla base del ragionamento della difesa secondo cui proprio i possibili passaggi da terra al letto (che i testimoni hanno chiarito essere una "prassi" dovuta più ad un principio morale, per assicurare dignità al defunto concedendogli una posizione meno scomoda) e poi il trasporto dalla stanza all'ambulanza, avrebbero provocato una frattura al collo di monsignor Rocco; proprio quella frattura invece sarebbe, secondo le perizie e l'autopsia, da ricondursi ad un verosimile gesto "violento".

La richiesta di acquisizione del materiale bancario

L'azione della difesa quindi si è concentrata sull'arrivo dei soccorsi e i probabili spostamenti del corpo della vittima e, in secondo luogo, sul rapporto che intercorreva tra la banca e il defunto. Monsignor Rocco qualche volta, secondo i testimoni, si era recato in banca proprio con la signora Dibitonto ma decideva sempre lui sugli investimenti da fare. La difesa quindi ha chiesto di acquisire i documenti bancari che attestano il rapporto tra monsignor Rocco e la banca. Nella prossima udienza si procederà con l'esame di altri testimoni. 

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