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Omicidio Trajkovic, il processo a un bivio: la difesa punta al vizio di mente, si decide tra un mese

Gli avvocati di Ali Kashim, accusato dell'omicidio, hanno chiesto una perizia psichiatrica. Il giudice si è riservato e comunicherà la sua decisione il 17 aprile. Se la richiesta non dovesse essere accolta si andrà a sentenza il 26 maggio

TRIESTE - Potrebbe essere disposta la perizia psichiatrica per Ali Kashim, imputato per l'omicidio del giovane Robert Trajkovic nel gennaio del 2022. Lo hanno chiesto oggi gli avvocati della difesa Antonio Cattarini e Maria Pia Maier alla Corte d’Assise. Il giudice Enzo Truncellito si è riservato e comunicherà la sua decisione il 17 aprile. Se la richiesta non dovesse essere accolta si andrà a sentenza il 26 maggio, in caso contrario i tempi del processo si dilaterebbero il tempo necessario a produrre una perizia.

Un’udienza lunga e intensa, quella di oggi, nella quale è stato sentito l’imputato e alcuni testi della difesa, tra cui Renzo Bonn, consulente di parte e psichiatra, che segue Kashim a titolo volontario. Il 21enne ha risposto alle domande dei suoi difensori, del Pm Lucia Baldovin e dei legali di parte civile (la famiglia della vittima) Gabriella Frezza e Ivana Busatto, che hanno chiesto chiarimenti sulla modalità dello strangolamento. Kashim ha dichiarato di aver agito “con le mani e le braccia”, e di “non ricordare” il cordino trovato dagli inquirenti intorno al collo di Robert. Un oggetto su cui, come specificato dall’avvocato Frezza, i Ris di Parma hanno invece rilevato il dna dell’imputato.

Quest’ultimo ha poi avuto una crisi (definita dal suo psichiatra come attacco di panico) e si è accasciato al suolo, urlando ripetutamente “non volevo farlo”, prima di perdere conoscenza. Si è reso necessario l’intervento di un’ambulanza del 118 con automedica e, dopo una lunga pausa, Kashim è tornato a deporre. Le domande della difesa sono state incentrate sulla sua infanzia di Ali, che ha riferito, da parte di suo padre, “continui maltrattamenti. Da quando ero piccolo picchiava me e mia madre, mi legava le gambe alla sedia e mi picchiava col bastone. Una notte mi ha fatto dormire seminudo in cantina. E’ molto religioso e se non pregavo cinque volte al giorno mi picchiava”. Oltre a questo, il 22enne ha riferito episodi di bullismo e percosse a scuola, a causa dei quali avrebbe anche “perso un anno”.

E’ stato quindi sentito lo psichiatra Renzo Bonn, contattato dalla difesa dopo il fatto per far fronte a un “rischio suicidario” dell’imputato, provocato da un “enorme senso di colpa”. Per il consulente, già direttore del Csm di Udine e oggi volontario, “come osservato da altri colleghi non ci sono situazioni psicologicamente riconducibili a psicosi, solo un tono dell’umore alterato e un’asimmetria tra l’evoluzione cognitiva e la capacità di gestione degli stati emotivi”.

Grande rabbia da parte della famiglia Trajkovic per la possibilità di una riduzione di pena. Così il padre di Robert a margine dell’udienza: “Speriamo non facciano questa perizia perché lui è sano, è tutta una scusa. Lui ha uno psichiatra ma né io né mia moglie ne abbiamo uno, nonostante sia cardiopatico, con pluripatolgie, ansia e depressione. Vogliamo giustizia vera, non deve più uscire dal carcere, c’è il rischio che tra 20 o 30 anni lo rifaccia”. I coniugi Trajkovic sono inoltre convinti che Ali “non abbia agito da solo. Ci sono stati dei complici”, anche se l’imputato ha sempre dichiarato il contrario.

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