Martedì, 16 Luglio 2024
Dopo la sentenza / Barriera Nuova - Città Nuova / Foro Ulpiano

La Corte dice no all'ergastolo per il killer di Robert: le reazioni dei legali

Gli avvocati di parte civile hanno difeso la tesi della premeditazione dichiarandosi "contro le attenuanti, non c'è stato pentimento". La difesa è contraria all'unica aggravante riconosciuta, quella dei futili motivi: "Valutiamo impugnazione. Un ragazzo come Kashim si può recuperare e studiare, lui si è messo a disposizione"

TRIESTE - Per la Corte d'Assise Ali Kashim non ha premeditato l'omicidio di Robert Trajkovic e gli sono state riconosciute le attenuanti generiche. Confermato, inoltre, il risarcimento da oltre un milione di euro in tutto per i parenti della giovane vittima. Lo spiegano nel dettaglio gli avvocati di parte civile, Gabriella Frezza e Ivana Busatto, difensori della famiglia Trajkovic. "E' stata riconosciuta una sola aggravante - spiega l'avvocato Busatto -, quella dei futili motivi, ritenuta in equivalenza con le attenuanti, così si è tornati alla pena base, cioè omicidio volontario non aggravato. Kashim è stato condannato anche per altri reati, ossia occultamento di cadavere, minacce nei confronti di un'altra persona offesa e porto d'armi (Kashim aveva minacciato un conoscente con un piccolo coltello, ndr)".

Gli avvocati di parte civile hanno sempre sostenuto la tesi della premeditazione, citando il cordino "lungo un metro e 70" con cui Kashim ha strangolato la giovane vittima, e hanno chiesto al giudice di non riconoscere le attenuanti generiche chieste e ottenute dalla difesa perché dal condannato 23enne "non c'è stato alcun gesto riparatorio, pentimento, presa di coscienza e critica - ha dichiarato in udienza l'avvocato Frezza -, solamente un egoriferirsi ai propri disagi, alla propria 'religione di vita', che sarebbe una ragazza che lo ha elegantemente invitato ad allontanarsi dalla stanza in cui stava da 36 ore".

"Sono contenta siano stati riconosciuti i motivi futili - ha poi dichiarato Frezza al termine dell'udienza - perché ha una valenza di tipo morale e sociale di sviluppo della nostra comunità: questi delitti pseudopassionali devono smettere". Per quanto riguarda una futura impugnazione della sentenza, ha spiegato il legale, “noi, come parte civile, abbiamo il diritto di sollecitare il pubblico ministero a impugnare, ma tutto passa attraverso una lettura delle motivazioni, che saranno depositave entro 90 giorni”.

Gli avvocati della difesa, Antonio Cattarini e Mariapia Maier, si dicono contrari anche all'unica aggravante riconosciuta, riferita al movente della gelosia: "Valuteremo se fare l'impugnazione - dichiarano gli avvocati - perché pensiamo non esista nemmeno l'aggravante dei motivi abbietti o futili e confidiamo di poter far rivedere il giudizio in appello". L'idea è quella di "escludere l'aggravante per poter ottene la riduzione per rito abbreviato, che prudenzialmente avevamo chiesto". Questa eventualità, in secondo grado, potrebbe portare a un'ulteriore riduzione della pena.

"E' un fatto che dispiace tantissimo a noi per primi - hanno poi spiegato gli avvocati - e quindi non c'è soddisfazione" dichiarandosi "contrari alla pena perpetua a prescindere" perché "il carcere deve servire a rimetterti nella società a posto e non dev'essere solo un luogo di punizione e vendetta. Un ragazzo così (Kashim, ndr) si può recuperare e questo è anche un ottimo soggetto da studiare. Lui si mette a disposizione per capire come si arrivano a fatti del genere e come migliorare gli strumenti di prevenzione che la società può predisporre". Riguardo alla rabbia manifestata dalla famiglia Trajkovic, Maier e Cattarini hanno commentato: "Comprendiamo il loro stato d'animo e c'è il massimo rispetto per il dolore che hanno avuto e avranno. Noi facciamo solo il nostro ruolo di garanti dei diritti".

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