Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Operazione antidroga, arrestati richiedenti asilo e immigrati

Maxi operazione antidroga realizzata in concerto tra la Direzione distrettuale Antimafia di Trieste e la Squadra Mobile di Udine. Numerosi gli arrestati che provengono dall'Afghanistan, il Ghana e il Marocco. Anche un italiano tra i componenti di spicco. Tutti giovani, con età intorno ai 20-25 anni

Immigrati e richiedenti asilo politico tra i componenti dell'organizzazione di spacciatori di droga annientata  dalla Direzione distrettuale Antimafia di Trieste e  dalla Squadra Mobile di Udine.

H. A. J., detto 'Qaq', afgano di 25 anni, considerato il capo incontrastato della gang che gestiva in maniera diretta e indiretta lo spaccio impartendo le direttive ai complici, bloccato in provincia di Enna dove era ospite di un istituto salesiano quale richiedente asilo. Aveva ottenuto la protezione sussidiaria e inserito nei relativi progetti.

In protezione sussidiaria si trovava anche K. G., afgano di 26 anni, ora ai domiciliari, che aveva messo a disposizione la sua abitazione come covo. Mentre N. K. S., afgano di 24 anni, semplice pusher, entrato in Italia da minorenne, con permesso di soggiorno per asilo politico.

Tra gli arrestati ci sono poi H. H., 26 anni, curdo-iracheno irregolare in Italia, e D. O., 22 anni ghanese, in passato titolare di una carta di soggiorno scaduta, considerato colui che teneva i contatti con i fornitori nigeriani e i corrieri che si rifornivano di stupefacente con viaggi in treno in diverse zone d'Italia. Regolare in Italia, dove è residente con la famiglia, è invece O. B., detto Zibi Marrakesh, marocchino di 21 anni, mentre l'unico italiano del gruppo, A. B., 20 anni, secondo l'accusa sarebbe stato incaricato di tenere i contatti con i ragazzi più giovani.

A tutti quanti la Procura della Dda contesta la costituzione e la partecipazione a un'associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di stupefacenti.

L'operazione, denominata 'Levriero 2013', e' stata condotta con numerosi servizi di osservazione e pedinamento nei confronti di indagati e assuntori. L'inchiesta partita nel giugno 2013 a seguito di elementi raccolti nel corso dell'indagine sull'omicidio di Mirco Sacher, pensionato delle ferrovie trovato senza vita in un campo alla periferia di Udine, da cui era emerso che le due adolescenti responsabili della morte del pensionato consumassero occasionalmente marijuana, ceduta loro da alcuni soggetti di differenti etnie presenti a Udine.

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