Mafia a Trieste, la "dritta" sul cavallo vincente per riciclare denaro sporco

La Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ha portato a termine l'operazione "Mani in pasta" che si è conclusa con centinaia di indagati e 91 arresti in tutta Italia. Tra le pagine dell'ordinanza anche il riferimento alla città di Trieste e ad una corsa di cavalli del maggio 2016

Immagine tratta da Palermo Today

Droga, estorsione, corse di cavalli, doping, infiltrazioni nei cantieri e riciclaggio di denaro sporco per un totale di centinaia di indagati e 91 arresti in tutta Italia. Sono questi gli affari principali che i clan Acquasanta e Arenella, facenti parte del mandamento mafioso di Resuttana in provincia di Palermo, portavano avanti da anni e che sono stati smascherati dalla Guardia di Finanza attraverso “Mani in pasta”, un’operazione portata avanti dalla Direzione Distrettuale Antimafia e la Procura della Repubblica del capoluogo siciliano conclusasi lo scorso 12 maggio.

Le intercettazioni

I guadagni illeciti provenivano da attività criminali e venivano riciclati “in molteplici settori economici” come l’ippica, centri scommesse, cooperative attive nel campo della cantieristica, produzione e commercializzazione del caffè, farina, frutta, verdura e molto altro. Nelle migliaia di pagine d’ordinanza emergono dei punti in cui viene menzionata la città di Trieste. In particolare, ciò che coinvolgerebbe il capoluogo del Friuli Venezia Giulia si manifesta in alcune intercettazioni telefoniche tra esponenti dei clan di Cosa Nostra relativamente al settore delle corse di cavalli e in un’altra dove si farebbe riferimento ad un “lavoro” fermo e presumibilmente in un cantiere. 

L'ippodromo estraneo ai fatti

Premesso che l’oggetto delle indagini non coinvolge la gestione dell’ippodromo di Trieste e che il suo direttore Stefano Bovio, raggiunto telefonicamente da TriestePrima, ha espresso soddisfazione per quanto riguarda l’operazione affermando che “se ci fossero delle mele marce allora è giusto che vengano isolate, ben venga l’allontanamento di persone che fanno male al sistema”, nel mirino dell’indagine è finita una telefonata registrata nel maggio del 2016 tra due esponenti mafiosi e che “tira in ballo” una corsa avvenuta il 24 maggio 2016. 

Un certo fiuto per i cavalli

Come già riportato in questo articolo ripreso dai colleghi di Palermo Today, S.P. (queste le iniziali del personaggio coinvolto ndr) avrebbe dimostrato un certo fiuto per le corse dei cavalli. La sua capacità, stranamente, era quella di azzeccare sempre la scommessa giusta da fare e nella telefonata gli viene indicato un cavallo che correrà a Trieste e che sarà sicuramente vincente. Come appurato poi dagli inquirenti, il suggerimento di quel “numero 5” di nome Rivarolo si rivelerà azzeccato, visto che il cavallo arriverà davanti a tutti gli altri sei in gara quel giorno. La puntata a quota fissa per quella corsa, secondo le tabelle della Snai, vale 4070 euro. 

Il cavallo

Rivarolo, come confermato anche dallo stesso Bovio, è un cavallo conosciuto che nei suoi dieci anni di carriera ha “fruttato” poco meno di 50 mila euro. Figlio del grande Zinzan Brook Tur e di Selecta OM, corre ripetutamente da anni in diversi ippodromi del nord Italia. Vince, perde e partecipa a svariati eventi sportivi. Anche il 10 maggio dello stesso anno vince la corsa, come pure a Padova il 22 luglio 2016, mentre il 6 lugio a Trieste arriva secondo. 

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Qualcuno in Sicilia sapeva

Nessuna delle persone vicine a Rivarolo poteva saperlo e probabilmente un cavallo vincente, quale normalità, viene notato dagli addetti ai lavori più di altri concorrenti. Nonostante le spiegazioni che gli stessi potrebbero avanzare, qualcuno in Sicilia era stato avvisato che quel numero 5 impegnato in una corsa a Trieste, avrebbe vinto. E su quel cavallo bisognava scommettere qualche soldo, probabilmente da "pulire", di dubbia provenienza.  

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