Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca

Operazione della Polizia Stradale: in Manette Avvocati e Giudici di Udine e Trieste

Il trasporto abusivo di merci su furgoni per l'Ucraina ha generato circa 120 milioni di euro all'anno di evasione Nella mattinata odierna si è conclusa un un’operazione di polizia giudiziaria condotta da personale della Sottosezione Polizia...

Il trasporto abusivo di merci su furgoni per l'Ucraina ha generato circa 120 milioni di euro all'anno di evasione

Nella mattinata odierna si è conclusa un un'operazione di polizia giudiziaria condotta da personale della Sottosezione Polizia Stradale di Amaro (Ud), con il coordinamento della Squadra di Polizia Giudiziaria del Compartimento Polizia Stradale di Trieste, che ha portato all'emissione della custodia cautelare degli arresti domiciliari nei confronti del coordinatore dei Giudici di Pace di Udine, l'avvocato Pietro Volpe, alla denuncia in stato di libertà dell'ex Giudice di Pace di Pontebba (UD), il dottor Traverso Antonio, attualmente in quiescenza, di un ex sottufficiale della Guardia di Finanza di Trieste e di un avvocato del foro di Udine.

Le indagini sono iniziate nei primi giorni di gennaio del 2013, quando gli investigatori della Polizia Stradale hanno intrapreso una serie di accertamenti sui transiti di veicoli ucraini che effettuano un trasporto merci conto terzi dall'Italia all'Ucraina: era emerso che sull'autostrada A/4, nella tratta Venezia - Trieste settimanalmente transitavano circa 500/600 furgoni, ognuno dei quali esportava in Ucraina, principalmente nei weekend, pacchi e colli, del peso di circa 15 Kg cadauno, per un totale approssimativo di 3.000 chilogrammi, a settimana, di merce per ogni furgone.

I furgoni, in tal modo, risultavano essere sempre sovraccaricati oltre il limite di legge, trasportando circa il doppio del peso consentito e privi di alcun tipo di autorizzazione necessaria a svolgere questo tipo di attività. Come emerso nel corso delle indagini, il prezzo richiesto per il trasporto abusivo era di 1,5 o 2 euro a chilogrammo, quindi il giro di affari movimentato da questi veicoli era di circa 4.500 euro a furgone, per settimana, per un totale che si aggirava sui 2.700.000 euro, sempre per settimana, se si considera la cifra indicativa del transito di 600 mezzi.

La cifra annuale evasa (nel senso di complessivo volume d'affari sottratto a qualsivoglia forma di imposizione fiscale) si potrebbe quantificare in circa 120.000.000 di euro all'anno.

Le accurate indagini, consistenti nell'acquisizione, verifica e analisi di una grande mole di documentazione pertinente ai transiti, hanno permesso di ricostruire la prima fase dell'attività che vedeva coinvolti i giudici di pace Pietro Volpe (anche avvocato a Trieste) e Antonio Traverso, ufficio a Pontebba.

Dai riscontri degli investigatori è emerso che la Polizia Stradale fermava i veicoli, con un trasporto abusivo di merce, in relazione all'art 46 della legge 298/74 e contestava al conducente, per lo più extracomunitario e di solito di nazionalità ucraina, una violazione amministrativa sanzionata con 4130,00 euro di contravvenzione e misura accessoria del fermo amministrativo del veicolo per 3 mesi.

Dopo la verbalizzazione Volpe, nella sua veste di avvocato, la mattina seguente si presentava presso la sede da cui dipendeva la pattuglia che aveva operato ed esibiva un decreto emesso dal Giudice di Pace di Pontebba (Traverso), di sospensione della sanzione con rinvio del giudizio. Il veicolo, quindi, veniva dissequestrato e lo stesso, immediatamente, era restituito per poi tranquillamente riprendere la marcia, arrivando a destinazione.

Quando si giungeva alla data dell'udienza, logicamente, il cittadino extracomunitario non si presentava, e sebbene dovesse essere condannato, aveva già eseguito il trasporto abusivo senza problemi. Inoltre, i due giudici (Volpe e Traverso), in combine tra di loro, asserivano falsamente che la violazione si era configurata sotto la competenza territoriale del Giudice di Pontebba, assumendo che i veicoli erano entrati in Italia attraverso il confine di Tarvisio (UD), sebbene, invece, i mezzi fossero entrati in territorio italiano da Trieste (Valico di Fernetti) o da Gorizia (valico di Sant'Andrea).

Riscontrate le prime risultanze investigative e visto il coinvolgimento di due giudici di pace, il fascicolo (inizialmente sotto la competenza della Procura di Tolmezzo) è stato trasmesso alla Procura della Repubblica di Bologna, competente per tale tipologia di indagini. Sotto la direzione di detta Procura, sono state avviate le intercettazione per nove utenze telefoniche e due indirizzi di posta elettronica, per un totale approssimativo di oltre diecimila telefonate ascoltate dagli investigatori della Polizia Stradale.

Intercettazioni, iniziate nel marzo 2013, che hanno permesso di delineare e riscontare oggettivamente il modus operandi adottato. Il "sistema" adottato è apparso evidente in occasione di un servizio effettuato nell'aprile del 2013 dalla Sezione Polizia Stradale di Udine, unitamente a personale della Sottosezione Polstrada di Amaro, mirato al contrasto del trasporto merci abusivo. In tale occasione sono stati redatti dieci verbali per inottemperanza alle vigenti leggi, ma immediatamente l'avvocato Volpe si adoperava per vie traverse (in quanto in tale frangente rivestiva il ruolo di Giudice di Pace), per ottenere il dissequestro del mezzo, permettendo in tal modo al conducente extracomunitario di portare a termine il suo trasporto. Nella fattispecie il Volpe, grazie a un avvocato di Udine, pilotava al suo ufficio di Giudice di Pace i ricorsi, promettendo già in anticipo e senza consultare la documentazione prodotta, l'esito positivo (dissequestro e giudizio rinviato): il tutto però veniva ascoltato dagli operatori della polizia giudiziaria della Polizia Stradale e immediatamente relazionato al Pubblico Ministero di Bologna, titolare del fascicolo processuale.

L'ascolto delle telefonate intercettate, protrattosi per due mesi, permetteva, insieme all'analisi documentale ed ai servizi di osservazione, di giungere all'acquisizione di riscontri e prove tali da rappresentare un solido quadro accusatorio che ha portato l'Autorità Giudiziaria di Bologna ad emettere la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di Pietro Volpe e ad indagare in stato di libertà il Giudice di Pace, ora in quiescenza, Antonio Traverso, l'ex maresciallo della guardia di finanza Gennaro Turco e l'avvocato del foro di Udine Andrea Tascioni.

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