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Immagine simbolica

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"Decapitato" giro di doping da un milione di euro, perquisito e indagato un triestino

I militari dell'Arma di Ascoli Piceno hanno condotto un'operazione che ha portato al coinvolgimento di 30 province e a 55 perquisizioni in tutta la penisola. Nel mirino anche un giovane residente a Trieste, frequentatore abituale di una palestra triestina

Cinquantacinque perquisizioni e una trentina di indagati a vario titolo per ricettazione, utilizzo, somminstrazione e importazione illegale di farmaci dopanti dall'Europa dell'est e la loro vendita al pubblico in un giro d'affari di circa un milione di euro in due anni. Sono questi gli elementi della maxi operazione condotta dai carabinieri del Comando Provinciale di Ascoli Piceno e del Nas di Ancona sulla base di un'indagine scattata nel 2018 nelle Marche e che ha coinvolto anche Trieste. 

Una perquisizione a Trieste

Nel mirino degli investigatori è finita l'abitazione di un giovane residente in centro a Trieste, frequentatore abituale di una palestra triestina e indagato per il possesso di alcuni di questi farmaci. I carabinieri hanno effettuato la perquisizione nella mattinata di ieri 29 gennaio. Tuttavia, come confermato dagli stessi vertici dei militari di Ascoli, il soggetto triestino "non è un capobanda". Dall'indagine non è stato coinvolto il territorio come snodo strategico dei traffici provenienti dall'Europa orientale e diretti in Italia, se non per il presunto passaggio delle spedizioni attraverso il territorio che circonda Trieste. 

Indagine iniziata nel 2018

Dopo l'inizio delle indagini nelle Marche, il lavoro degli investigatori si è allargato a macchia d'olio in tutta la penisola, andando a coivolgere ben 30 province italiane. L'operazione su Trieste è stata condotta dal comando territoriale in collaborazione con le specialità del Nas di Udine. L’indagine è iniziata nel 2018 e ha consentito di "individuare decine di persone, atleti di varie discipline sportive e frequentatori di palestre, avvezzi all’acquisto e alla commercializzazione di farmaci ad effetto dopante importati da paesi dell’est Europa come la Bulgaria e la Polonia" così la nota dell'Arma. 

La proposta attraverso i social

L'obiettivo si è concentrato sulla necessità di "ricostruire i ruoli e le funzioni degli indagati residenti nelle 30 province coinvolte ed impegnati, con una struttura reticolare, a proporre tramite vari social in tutto il territorio nazionale, sia a consumatori che a rivenditori al dettaglio, ingenti quantitativi di farmaci ad effetto dopante".

Gli obiettivi dell'operazione

Inoltre, l'indagine ha voluto "accertare che i soggetti importassero illecitamente i dopanti dalla Bulgaria e dalla Polonia, per poi rivenderli in tutta Italia attraverso la fitta rete dei coindagati" e quantificare "attraverso l’analisi di conti correnti, le transazioni avvenute sulle carte di pagamento e le spedizioni postali, un giro d’affari stimato in oltre 500 mila euro annui". Infine, l'operazione ha riscontrato "l’utilizzo di ricette mediche falsificate, da parte di alcuni indagati, al fine di approvvigionare ulteriori prodotti, provenienti dal circuito regolare nazionale" e ha disposto il sequestro di migliaia di confezioni di farmaci ad effetto dopante, tra cui nandrolone, testosterone, ormone della crescita e steroidi anabolizzanti". 

Le province coinvolte

Le province coinvolte nella maxi operazione sono Ascoli Piceno, Bari, Barletta-Andria-Trani , Brescia, Cagliari, Cremona,  Ferrara, Foggia, Latina,  Lodi, Lucca,  Massa Carrara, Messina,  Milano, Padova,  Parma,  Perugia, PesaroUrbino, Reggio Calabria, Roma,  Savona, Siracusa, Taranto, Terni, Torino, Trapani, Treviso, Trieste, Varese e Viterbo. 

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