Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca

Cocaina dal Sudamerica a nordest: dodici arresti, 480 kg scoperti a Fiume

L'operazione Makina si è conclusa nella giornata di ieri 4 febbraio dopo tre anni di indagini. L'inchiesta era partita proprio dal ritrovamento dell'ingente carico giunto in Europa attraverso il porto di Fiume (Rijeka) e transitato (grazie al metodo della consegna controllata) prima in Slovenia e poi in Italia (da Fernetti)

Un fiume di droga gestito dalla criminalità organizzata calabrese che dal Sudamerica aveva fatto arrivare in Italia, attraverso il porto di Fiume e il successivo transito al valico di Fernetti, qualcosa come mezza tonnellata di cocaina. L'operazione denominata "Makina", condotta dalla Squadra Mobile di Vicenza e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Venezia ha portato, nella mattinata di ieri 4 febbraio, all'arresato di 12 persone dopo la conclusione di ben tre anni di indagini iniziate nel 2017. 

I broker della coca

La DDA del capoluogo regionale del Veneto ha ricostruito un gruppo di veri e propri "broker" della cocaina, tutti residenti nel vicentino in particolare tra Schio e Montecchio Maggiore, con un arresto avvenuto anche in Trentino, nel comune di Besenello. L'origine comune delle persone coinvolte, ad Africo, in Calabria, ipotizza legami con la 'ndrangheta, anche se su questo punto sarà la magistratura a fare ulteriore chiarezza. Le indagini erano partite grazie proprio al megasequestro di 480 chili di cocaina proveniente dal Perù, ritrovata prima dalle autorità slovene al confine di Stato di Fernetti, un valico secondario in provincia di Trieste e, attraverso il sistema di "consegna controllata", lasciato transitare fino al blitz avvenuto nel Vicentino. 

Il fenomeno inquietante

Il carico infatti era stato lasciato passare con soli due chili di sostanza nel container, per individuare il destinatario finale. Grazie alle indagini, è stato individuato il destinatario finale del "carico illecito" in L. C., originario e residente a Schio. Gravi indizi di colpevolezza sono emersi per aver organizzato assieme a quelli che successivamente sarebbero stati individuati come i componenti del sodalizio criminale, ora finiti in carcere. Le indagini getterebbero luce sul fenomeno inquietante dei "viaggi" della cocaina su carichi di semilavorati destinati alle aziende manifatturiere del Nordest, per non destare sospetti. Nel blitz scattato all'alba sono stati schierati oltre 120 agenti con perquisizioni che hanno coinvolto, oltre alle Squadre Mobili di Verona, Padova, Trento, Treviso, Belluno, Pordenone e Ferrara, anche quella della questura di Trieste. 

La coca sequestrata era pura all'85 per cento e il suo valore, di gran lunga superiore a quella "scadente" venduta a circa 120 euro al grammo, avrebbe potuto fruttare qualcosa come oltre 70 milioni di euro.  

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