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Rifugiati in famiglia come in B&B: rimborso forfettario di 400 euro al mese

L'assessore Famulari, affiancata dal Presidente I.C.S. Gianfranco Schiavone e dalla referente per l'accoglienza della fondazione Diocesana Caritas Trieste Onlus, Angela Giuliani, ha presentato ufficialmente il progetto “A Trieste l'Ospitalità è di Casa”

Dopo le polemiche di ieri sul contributo di 400 euro al mese per ogni richiedente asilo ospitato da una famiglia triestina, si è svolta stamattina la conferenza stampa che chiarisce il progetto. L'assessore alle Politiche Sociali Laura Famulari, affiancata dal Presidente del Consorzio Italiano di Solidarietà Onlus (I.C.S.) Gianfranco Schiavone e dalla referente per l'accoglienza della fondazione Diocesana Caritas Trieste Onlus, Angela Giuliani, ha presentato ufficialmente il progetto “A Trieste l'Ospitalità è di Casa”.

Un progetto proposto da ICS e Caritas Diocesana in collaborazione con il Comune e la Prefettura di Trieste, che si rivolge – è stato spiegato – a coloro che volontariamente intendono ospitare in famiglia titolari di protezione internazionale (status di rifugiato e status di protezione sussidiaria) o di protezione umanitaria. In nessun caso si rivolge a richiedenti asilo appena arrivati. Inoltre, una piccola equipe congiunta di ICS e Caritas provvederà a "selezionare" le famiglie da un lato e i beneficiari dall'altro, attraverso colloqui e incontri di conoscenza prima di procedere all'accoglienza vera e propria.

Il rifugiato accolto in famiglia rimane a tutti gli effetti all'interno del progetto di accoglienza di cui alla convenzione tra ICS/Caritas e Comune di Trieste e l'ente che lo ha in carico (ICS o Caritas) continua ad essere responsabile sia del percorso della persona, sia di erogare quei servizi (e coprire i relativi costi) che non spettano alla famiglia (es: pocket money di 2,50 euro, tessera bus, ticket sanitari, spese per l'integrazione sociale, accesso a corsi di formazione, eventuali borse lavoro ecc). Un operatore incaricato dagli enti proponenti dedicherà 4 ore settimanali agli ospiti in famiglia per aiutare nel percorso di accoglienza.

Questa tipologia di ospitalità in famiglia (che sottoscrive un contratto di accoglienza) ha la durata sperimentale di 6 mesi, prorogabili in presenza di un percorso di autonomia da completare. E riguarderà una persona sola o al massimo due in casi particolari (non di più anche in presenza di una eventuale offerta in tal senso, per evitare che il contenuto del progetto ne risulti alterato e l'accoglienza in famiglia si trasformi in una sorta di "B and B" di fatto). La famiglia riceve un contributo economico forfettario di euro 400 mensili per contribuire alle spese di vitto, utenze, alloggio dell'economia famigliare. “Un contributo che non costituisce reddito -ha precisato Schiavone -, ma è appunto un rimborso forfettario. Ci sarà un rapporto diretto tra CSI/Caritas e la famiglia per suggerimenti e consigli, per aiutare gli ospiti in famiglia a seguire un percorso  di acquisizione di autonomia sociale. Altre città hanno proposto questo progetto: Torino, Parma e altre ancora. Vivere all'interno di un contesto familiare è una formula eccellente per l'integrazione ed è allo stesso tempo una bellissima esperienza civile e volontaria di condivisione e conoscenza per chi li ospita”.

In caso di rilevanti problemi non risolvibili – è stato ancora spiegato - l'accoglienza in famiglia potrà essere interrotta e il rifugiato rientrerà nel progetto ordinario. ICS e Caritas attraverso un operatore dedicato seguiranno tutto il percorso di accoglienza intervenendo a risolvere le situazioni di eventuale difficoltà in modo da ridurre al minimo i rischi di fallimento del percorso.

“Abbiamo raccolto molti generi alimentari da tanta gente a Trieste, a dimostrazione che la solidarietà qui è di casa. E le famiglie sono portatrici di valori etici e civili fondamentali per la nostra società soprattutto di questi tempi” - ha affermato Angela Giuliani -.

Il Comune di Trieste è impegnato fortemente nel combattere il disagio sociale tanto è vero che quasi metà del bilancio sociale è destinato al welfare – ha puntualizzato l'Assessore Famulari – e la spesa pro capite risulta doppia rispetto a quella nazionale secondo i dati Istat. In questo senso, tantissime sono le iniziative promosse dal Comune di Trieste, tra le più recenti, il contributo con il 'sostegno al reddito' per cui ad oggi registriamo oltre 3000 domande. Purtroppo stiamo vivendo una fase di grande cambiamento e di emergenza a livello europeo e mondiale che dobbiamo affrontare senza alimentare conflitti sociali trasformandola in risorsa sociale. E questo progetto sperimentale, che non utilizza fondi comunali, bensì fondi europei, è uno dei modi, una delle proposte per guardare positivamente a un fenomeno purtroppo destinato a crescere.”

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