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Ovovia, il parere dell'esperto: "Dipiazza non sottovaluti la procedura europea"

La nota di Giorgio Perini, già esperto nazionale distaccato alla Commissione europea e attachè alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'UE

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Giorgio Perini (già esperto nazionale distaccato alla Commissione europea e attachè alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'UE), in riferimento all'interrogazione presso il Parlamento europeo sull'ovovia da parte dell'europarlamentare pentastellata Sabrina Pignedoli. In questa occasione il sindaco Dipiazza aveva dichiarato al Piccolo: "I 5 Stelle tra qualche settimana, dopo il voto, non saranno più un problema". Di seguito la nota di Perini.

La reazione del sindaco Di Piazza alla notizia che la Commissione europea ha intenzione di chiedere spiegazioni all'Italia circa la compatibilità del progetto dell'ovovia con le normative europee, a seguito di un'interrogazione del parlamento UE, presentata da un'europarlamentare italiana dei 5stelle, evidenzia ancora una volta la distanza siderale tra la politica nostrana e Bruxelles. Infatti, i membri del Parlamento europeo, a qualsiasi Paese e schieramento politico appartengano, resteranno in carica fino al 2024 e il fatto che il partito di appartenenza della deputata depositaria dell'interrogazione in questione possa essere all’opposizione anziché al governo a livello nazionale, non ha nessuna conseguenza che possa giustificare la sottovalutazione della procedura europea, come invece pensa il sindaco. Ma dirò di più: anche dopo il rinnovo del Parlamento europeo, e se quella parlamentare non venisse confermata, un'eventuale indagine avviata dalla Commissione europea, e quindi in sede rigorosamente tecnica, continuerebbe a fare il suo corso (non c'è commistione tra livello tecnico e livello politico, nelle istituzioni europee, se non a livelli assolutamente apicali e comunque su temi conflittuali tra i diversi stati membri, non certo su un dossier come questo).

Attenzione quindi a non sottovalutare la richiesta di chiarimenti che sarà inviata all'Italia (non al Comune di Trieste, né alla Regione, perché solo gli stati membri sono interlocutori diretti in materia di procedure di infrazione, visto che, in caso di esito sfavorevole e di imposizione di sanzioni pecuniarie, è lo Stato centrale che deve pagare in primis, salvo rivalersi sull'autorità locale responsabile), che serve proprio per valutare se l’ipotesi di conflitto con il diritto UE sia o meno concreta. Infatti in caso affermativo il passaggio successivo consiste nella lettera di messa in mora, che è il primo passo verso la procedura di infrazione vera e propria, che si fa più rigorosa e formale.

Per di più, trattandosi di un progetto inserito nel Pnrr, la Commissione europea avrebbe ancor di più il coltello dalla parte del manico, in quanto non dovrebbe aspettare di percorrere tutte le fasi tipiche delle procedure di infrazione (fino al ricorso in Corte di Giustizia), ma potrebbe chiedere di “congelare” fin da subito la quota di cofinanziamento con le risorse europee del Recovery Fund, in attesa degli sviluppi del dossier, ciò che renderebbe il progetto irrealizzabile. E lo Stato centrale, al quale spetta l'ultima parola, molto probabilmente sceglierebbe un “profilo basso”, proprio per scongiurare contenziosi e ritardi nell’attuazione del PNRR. Sacrificare il progetto potrebbe essere considerato il male minore! Ma allora cosa fare? Il muro contro muro, con la Commissione europea, non paga mai. Tantomeno “uscire dal seminato”, allargando il campo al clima politico che ha fatto da sfondo all’interrogazione parlamentare.

Al contrario è consigliabile analizzare la domanda di chiarimenti della Commissione europea da un punto di vista rigorosamente tecnico-giuridico e rispondere solo su quel piano, evitando ogni polemica che, oltre a non essere capita (il funzionario europeo a cui è stato affidato il dossier di certo non sa nulla del contesto e non farà che analizzare la risposta alla luce della presunta infrazione della direttiva per la quale è competente), irrigidirebbe i rapporti con Bruxelles. E allo stesso tempo si dovrebbe puntare ad un dialogo parallelo informale (a voce e di persona se possibile) per cogliere i punti più sensibili per la Commissione UE e sondare la percorribilità di eventuali aggiustamenti al progetto, se necessari, per “dribblare” le perplessità di Bruxelles. Obiettivo? Fare in modo che nessuno ne esca perdente, né la CE, né l’Italia (e l'attuazione del PNRR), né Trieste. La base di qualsiasi negoziazione diplomatica! E, qualunque sia l'esito, sarà il caso di considerare la vicenda definitivamente chiusa, almeno a livello europeo, perché quello di portare in Europa i nostri contrasti interni è un vecchio vezzo tipicamente italiano (siamo in assoluto il primo Paese per numero di autodenunce), e non ci facciamo affatto una bella figura!

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