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Venerdì, 23 Febbraio 2024
La storia / Barriera Vecchia - Città Vecchia / Via Giusto Muratti, 4d

Trieste ultima fermata: il lungo viaggio di Pedja Kostic, panettiere giramondo

In via Muratti ha aperto Pagna, panificio artigianale di Pedja Kostic, quaratasettenne originario di Belgrado che, dopo aver studiato a Venezia ed aver vissuto a Boston, assieme alla moglie norvegese ha scelto Trieste come luogo dove avviare la sua attività. "Il pane fa parte della mia vita fin da quando ero bambino, ne avevo sempre un pezzo in tasca"

TRIESTE - Il pane artigianale richiama alla nostra memoria l'infanzia, i pranzi in famiglia, la bontà e la semplicità di un sandwich fatto bene che addentiamo con gusto quando siamo affamati. È condivisione e profumo di casa. Tutto ha inizio con il pane, anche la storia di Pedja Kostic, quarantasettenne giramondo che, dopo Belgrado, Venezia e Boston, assieme alla moglie originaria della Norvegia, ha scelto Trieste come luogo dove aprire Pagna, laboratorio artigianale a metà strada tra gli Stati Uniti e l'Europa centrorientale. Una storia che inizia quasi trent'anni fa e che racconta soprattutto (ma non solo) l'amore per il pane. 

La storia

Sono gli anni Novanta quando l'imprenditore originario di Belgrado, allora studente, sceglie di venire in Italia per iscriversi alla Ca' Foscari di Venezia. È in quel periodo che “in una giornata di bora, d'inverno” scopre e si innamora (ancora segretamente) di Trieste. Finiti gli studi l'animo balcanico lo porta oltre oceano, sponda orientale degli States. Dopo una lunga parentesi a Boston, dove conosce e perfeziona le sue tecniche da panettiere, l'anno scorso decide di trasferirsi con la moglie proprio nel capoluogo giuliano. "Una scelta naturale”, così l'ha definita nell'intervista concessa a chi scrive. Inizialmente l'idea è quella di cambiare vita e carriera, ma il legame con il mondo dei panificati è più forte e a dicembre apre il suo panificio. 

"Pagna"

“Il pane fa parte della mia vita da quando ero bambino - spiega Pedja -. Ci sono delle storie divertenti che mi ha raccontato mia madre e che ancora conservo nella memoria. Mentre da piccolo giocavo, avevo sempre un pezzo di pane in tasca. L’ho sempre preferito al cioccolato”. Una storia ed un'infanzia dove affonda l'ispirazione per quel “Pagna”, slang che si usava nella Belgrado di un tempo per dire pane, al posto del comune termine serbo hleb. “Mi sono innamorato del ritmo della panificazione, un ritmo pazzesco, quasi da matti, perché non ci si ferma mai, i lieviti naturali sono così, hanno bisogno di vivere" racconta in un modo tutto suo, raffica linguistica che come, l'esistenza quotidiana, finisce per venire contaminato da culture e storie diverse. 

Non solo pane

“Facciamo pane a lunga fermentazione, ancora poco diffuso in Italia. C'è qualcosa di affascinante nel processo, una specie di tensione che ad un certo punto devi lasciar andare affinché l’impasto faccia il suo percorso. Mi piace l'idea di lavorare con qualcosa che vive no stop - aggiunge -, è qualcosa che mi ha attirato sin da giovane. Anche per questo motivo abbiamo deciso di tenere aperto il panificio sette giorni su sette. Le persone sanno apprezzare ciò che è buono. Il pane è una cosa basilare e ed è quindi importante che sia di qualità”. Non solo pane: da Pagna troverete anche dolci da forno come pain au chocolat, maritozzi e polentina. Tra gli snack dolci anche l'unicità e la semplicità di una buona fetta di pane con marmellata fatta in casa e burro a chilometro zero. Ma anche caffè e vini naturali, nella ricchezza che la diversità possiede sempre. Soprattutto a Trieste.  

Pagna | Foto di Giovanni Aiello

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