Cronaca

Palazzina esplosa in via Baiamonti, Generali non paga

C'è il rischio che i tre condannati per il disastro costato la vita ad Aldo Flego debbano rispondere personalmente del risarcimento: la loro ditta è assicurata per i danni a terzi ma la compagnia sta facendo di tutto per non onorare la polizza

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima

COMUNICATO STAMPA PALAZZINA ESPLOSA A TRIESTE, GENERALI NON PAGA C'è il rischio che i tre condannati per il disastro costato la vita ad Aldo Flego debbano rispondere personalmente del risarcimento: la loro ditta è assicurata per i danni a terzi ma la compagnia sta facendo di tutto per non onorare la polizza La condanna in sede penale sbloccherà finalmente l'iter del risarcimento? Lo sperano i congiunti di Aldo Flego, il 76enne di Pordenone vittima dell'esplosione della palazzina di via Baiamonti a Trieste. Sin qui, nonostante le responsabilità fossero già acclarate dalla perizia dei tecnici nominati dalla Procura di Trieste, i congiunti dell'anziano e Studio 3A, che li assiste, si sono trovati di fronte a un muro di gomma: prima quello dell'impresa, la Astec, a cui appartengono i tre condannati per il disastro, ora quello della sua assicurazione, Generali, che non ha intenzione di onorare la polizza regolarmente stipulata dalla ditta per la copertura dei danni cagionati a terzi, aggrappandosi a ogni cavillo possibile, con la conseguenza che i tre responsabili potrebbero doverne rispondere personalmente. La vicenda è tristemente nota. La sorella di Aldo, Marcella Flego, acquista all'Ikea per il suo appartamento, al secondo piano della palazzina, una cucina nuova, che viene montata. Poi, però, essendosi manifestato un difetto nel "top", l'anziana ne chiede la sostituzione e il montaggio del nuovo piano di lavoro viene fissato per il 20 febbraio 2015: il giorno della tragedia. L'intervento vede coinvolte ben quattro ditte esterne, tra appalti e subappalti. Ikea incarica del "montaggio articolo con slaccio e allaccio" la Blg Logistics Solutions Italia srl di Milano. Quest'ultima, in forza di un contratto di "subappalto per trasporto, smontaggio e montaggio", "gira" l'incarico alla cooperativa La Sfinge, di Roma. Per la parte impiantistica procede la Installo di Rovigo, che però affida a un'altra impresa, la triestina Astec, il compito di procedere alle operazioni di disconnessione degli impianti elettrico, idrico e del gas dal piano cottura e dal lavello da sostituire, per poi provvedere al riallaccio una volta montati i nuovi piani Ikea. Il montaggio, infatti, è anticipato dall'intervento di "slacciamento" eseguito da Davide Mozina, idraulico della Astec, che alle 9.30 procede con lo scollegamento e avvisa che sarebbe ripassato dopo l'intervento di sostituzione per ripristinare i collegamenti col nuovo piano cottura e lavello. I due operai de "La Sfinge" smontano il vecchio mobilio, installano il nuovo piano e se ne vanno, senza riferire anomalie. Marcella Flego e il fratello Aldo, che - fatalità - proprio quel giorno è andato a trovare la sorella, rincasano alle 14.30 e accade il finimondo: un'esplosione sventra l'appartamento, causando la morte del 76enne che resta schiacciato sotto i detriti e precipita anche al piano sottostante per il crollo del pavimento. L'incidente causa anche altri feriti tra cui Marcella Flego, estratta dalle macerie dai soccorritori dopo un'ora: morirà anche lei cinque mesi dopo per le lesioni riportate. I periti nominati dalla Procura hanno appurato che l'esplosione è stata dovuta a una fuoriuscita di gas dal terminale della tubazione flessibile di raccordo tra l'impianto interno e il piano cottura temporaneamente scollegato, e che le responsabilità sono da attribuirsi all'idraulico che ha agito con "gravissima negligenza, imprudenza e imperizia". E' emerso anche che Astec non era abilitata a eseguire lavorazioni e installazioni sull'impianto a gas, non possedendo i requisiti professionali, le abilitazioni e le certificazioni stabilite dalle normative. Circostanze che hanno portato il Pm, dott. Pietro Montrone, a chiedere la pena di 2 anni e 4 mesi per il 36enne Davide Mozina, e un anno e 4 mesi per il capo tecnico della stessa azienda, Dario Visentin, 42 anni, e per il presidente, Giovanni Zoccarato (71). Richieste sostanzialmente confermate nell'udienza del 15 dicembre in cui il giudice, Guido Patriarchi, al termine del processo celebrato con rito abbreviato, ha emesso le condanne per i responsabili diretti e indiretti dello scoppio e del crollo della palazzina (per tutti, le accuse sono state disastro, omicidio e lesioni colpose): due anni a Mozina, uno a Visentin e a Zoccarato (per tutti, pene sospese), mentre è andato assolto l'altro indagato, il presidente della ditta Installo. "Già dopo i rinvii a giudizio e le perizie, ci siamo attivati per ottenere un congruo risarcimento per i nostri assistiti" spiega il dott. Ermes Trovò, Presidente di Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, a cui i congiunti di Aldo Flego, attraverso la consulente personale Daniela Vivian, si sono rivolti per ottenere giustizia. "Abbiamo chiesto le coperture assicurative ad Astec, ma nonostante le ripetute richieste l'impresa per lungo tempo non ha dato alcun riscontro e siamo stati costretti a procedere con una citazione in causa" continua il dott. Trovò. Alla fine è stata indicata la compagnia con cui l'impresa è assicurata contro danni causati a terzi, Generali. Tanto più dopo la condanna, ci si aspettava la disponibilità a raggiungere una soluzione extragiudiziale, e invece la compagnia ha subito cercato di lavarsene le mani, eccependo sul fatto che la polizza Rct contratta dalla Astec non coprirebbe i danni cagionati da opere e installazioni avvenuti dopo l'ultimazione dei lavori, ma solo quelli avvenuti durante l'esecuzione degli stessi. Una giustificazione pretestuosa, perché l'idraulico il lavoro non lo aveva concluso, ma sarebbe dovuto tornare per ripristinare i collegamenti. "Qui dunque ci troviamo in pieno nella fattispecie di danno coperto dalla polizza. Purtroppo, però, dobbiamo constatare per l'ennesima volta questo riprovevole modus operandi da parte della compagine assicurativa: imprenditori, artigiani e liberi professionisti si assicurano per essere tutelati in caso di eventuali danni causati a terzi, che a volte possono risultare anche molto ingenti, come nello specifico, ma le compagnie, con condizioni generali di contratto contorte e con giri di parole vari, tentano sempre di sfilarsi e di trovare qualsiasi appiglio per non coprirli, lasciando al proprio destino non solo i danneggiati ma anche e soprattutto i loro stessi assicurati. Nello specifico, se Generali non pagherà, dovranno risponderne personalmente i tre condannati" prosegue il Presidente di Studio 3A. "Parliamo di un disastro costato la vita a due persone e successo ormai quasi due anni fa - conclude Ermes Trovò - Confidiamo che la sentenza di condanna, che mette un punto fermo decisivo sulle responsabilità, porti consiglio a Generali, che deve rispondere dei danni arrecati dai propri assicurati. Sarebbe di una gravità inaudita, dopo tutto ciò che hanno dovuto passare, costringere anche i familiari del signor Aldo Flego ad andare avanti con la causa per far valere i propri diritti".

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