Bentornata

Si chiama Pallacanestro Trieste, si legge serie A

Trieste schianta Cantù in gara 4 e vince la finale playoff tornando in serie A dopo un anno di purgatorio. Merito di un gioco di squadra espresso a grande livello, con Vildera, Ruzzier e Reyes sugli scudi. Un palazzo che per larghi tratti è stato una bolgia, rendendo irrespirabile l'aria per i canturini. Finisce con Marinaresca e tutti in piedi

TRIESTE - A un minuto e 13 secondi dalla fine del terzo quarto Ruzzier viene richiamato in panchina e il palazzo lo accompagna con uno di quegli applausi che si tributano a chi ha voluto, forse più di ogni altro perché triestino, la vittoria in gara 4 contro Cantù e il conseguente ritorno nel basket che conta. E' questa una delle immagini più belle che il pubblico del Pala Trieste si porta a casa questa sera, dove finalmente Valmaura è riuscita ad essere una vera e propria bolgia tanto da rendere l'atmosfera irrespirabile per gli ospiti. Sulla partita c'è ben poco da dire, visto che Trieste si scrolla di dosso la sconfitta di gara 3 e soprattutto quella pesante assenza del gioco di squadra che lunedì aveva dato il via libera alle scorribande di Hykins e compagni. 

In un Pala Trieste sold out e colorato di biancorosso, la curva trascina la squadra e quella parte di palazzo che lunedì sera aveva preferito i selfie, l'intelligenza artificiale e una certa disillusione al tifo scatenato. Poco male, a dire il vero, perché il girone infernale è qui e Cantù cerca di tenere botta quanto può. Troppo forte Trieste, troppo concentrati Ruzzier, Filloy e Vildera, restituito a centro di spessore, troppo grande quella incontenibile felicità espressa nel gioco di squadra. Si è vista maturità in questi playoff, anche quando Cantù aveva rimesso in discussione la serie. Perché non era scontato tornare a far partita, non si vince con le prestazioni passate: conta sempre e comunque il campo, in questo caso il parquet. 

E allora sia festa, questa sera e domani e dopodomani. Perché la città ne ha bisogno, ne ha bisogno questa squadra che durante la stagione regolare sembrava un'altra - e lo è stata, negarlo sarebbe da ipocriti. Questa sera i giocatori hanno dimostrato di saper regalare emozioni e gioco, oltre ad una capacità di rinunciare ai personalismi, forse vero corto circuito positivo di gara 4. La festa è già qui, come quando durante l'ultima frazione la curva chiede il coro per sette volte di fila, reiterando quel flusso emotivo che porta dritti in Paradiso. Finisce in Marinaresca, con tutti in piedi. Si chiama Trieste, si legge serie A. Bentornati.   

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