Confcommercio: “I commercianti a Trieste 'strozzati' tra effetto lockdown e commercio online”

L'analisi del presidente Paoletti: “Dalla riapertura del 18 maggio a oggi, Trieste ha sofferto meno di altre città, pur essendo città turistica, ma il settore più colpito è quello del commercio al dettaglio, specialmente il settore abbigliamento e calzature, che è allo sfacelo e nemmeno i saldi hanno contribuito alla ripresa"

Con la riapertura e i saldi il settore commerciale a Trieste continua a non decollare e il salto tecnologico forzato a causa del lockdown mette ulteriormente in ginocchio i negozi al dettaglio. Questo, in sintesi, il commento sulla situazione economica degli ultimi mesi formulato dal presidente di Confcommercio della Venezia Giulia Antonio Paoletti, a margine di una conferenza stampa sul concorso fotografico “Trieste, la tua città”.

La situazione a Trieste

“Dalla riapertura del 18 maggio a oggi – spiega Paoletti -, Trieste ha sofferto meno di altre città, pur essendo città turistica. Essendo città di confine usufruisce di sinergie tra Slovenia e Croazia. Il settore più colpito è quello del commercio al dettaglio, specialmente il settore abbigliamento e calzature, che è allo sfacelo e nemmeno i saldi hanno contribuito alla ripresa, non solo a Trieste ma anche a livello nazionale”. 

L'indagine di Confcommercio

I danni dell'emergenza pandemica sull'economia, come rivelato da un'indagine di Confcommercio Fvg curata da Format Research, sarebbero così devastanti che il il 92% degli imprenditori del terziario in regione pensa a un nuovo lockdown come al “colpo di grazia”. Tra i vari dati emersi dall'indagine, infatti, si rileva che le imprese del terziario nuove nate nel secondo trimestre 2020 sono il -43% rispetto a quelle nuove nate un anno fa (-61% se si isola il solo turismo).

Un problema nel problema

Il problema, spiega il presidente, è scomponibile in due: “da una parte il commercio online, dall'altra la crisi. La gente si è abituata a comprare molto online, quindi i negozi finiscono spesso a saracinesche chiuse. Ora chi ci governa dovrà stabilire dove andrà la gente che non lavora più nei negozi, che hanno un'ampia filiera formata di rappresentanti, da chi effettua le consegne, dagli addetti alle pulizie eccetera. C'è un problema nel problema che il Covid ha esasperato: che sia per gioco, pigrizia o necessità, c'era chi comprava online anche la carta igienica”.

Un problema che Paoletti sta da tempo affrontando anche a livello nazionale: “il presidente Sangalli mi ha dato l'incarico di seguire il tema del commercio online, che non può essere fermato ma deve pagare le tasse come gli altri, inoltre non tutti i commercianti possono fare commercio online perché combattere contro questi colossi non è facile. Sta cambiando il modello di vita e di città, cambieranno gli orari dei negozi. Lo smartworking ha dato un altro colpo di grazia perché non fa uscire la gente di casa, le persone non si vestono, mangiano a casa e non vanno nei ristoranti”.

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“Anche l'alberghiero sta soffrendo – conclude il presidente -, alcuni alberghi non hanno aperto e gli altri si sono ritrovati con poche presenze. Era iniziato un bel trend per agosto e settembre ma la paura della Croazia e dei tamponi obbligatori ha fatto sì che molti turisti siano scappati a casa in anticipo”. 

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