Martedì, 16 Luglio 2024
La citazione

"Se vuol veder Trieste la guardi in cartolina", la canzone antimilitarista citata dal Papa

Durante l'intervento che il pontefice ha fatto ieri 7 luglio al Centro congressi di Porto vecchio Papa Francesco ha spiegato come il primo incontro con il capoluogo del Friuli Venezia Giulia sia stato per voce del nonno, soldato nella Prima guerra mondiale, e che gli cantava un brano musicale nato durante il conflitto, di natura satirica nei confronti del generale Cadorna

TRIESTE - "Il general Cadorna ha scritto alla regina «Se vuoi veder Trieste te la mando in cartolina»". La strofa iniziale di questo brano musicale divenuto tra gli inni antimilitaristi durante la Grande guerra è stato citato da Papa Francesco durante l'intervento che il pontefice ha fatto, in occasione della sua visita a Trieste per chiudere la Settimana sociale dei cattolici, nel salone del Centro congressi di Porto vecchio. Il Santo padre ha infatti menzionato un episodio curioso. "La prima volta che ho sentito parlare di Trieste è stato da mio nonno che aveva fatto il ‛14 sul Piave - così Francesco I -. Lui ci insegnava tante canzoni e una era su Trieste: “Il general Cadorna scrisse alla regina: ‘Se vuol guardare Trieste, che la guardi in cartolina’”. E questa è la prima volta che ho sentito nominare la città". 

La canzone nel repertorio pacifista

Il riferimento non è sfuggito ai conoscitori locali delle vicende legate alla Grande guerra. Le ostilità tra l'Impero austroungarico e il Regno d'Italia sul fronte del Carso e dell'Isonzo insanguinarono il paesaggio tra il monte Hermada e Caporetto e la memoria del conflitto, che sancì il passaggio di Trieste all'Italia dopo secoli di dominazione asburgica, è ancora presente. Per questo motivo, anche sui social, si sono sprecati i commenti sulla citazione del pontefice, apparsa ai più come un tributo verso la città. Ma a dire il vero, la canzone fa parte a tutti gli effetti di un repertorio pacifista e antimilitarista, che affonda le radici nella sciagurata gestione delle truppe italiane da parte del generale Cadorna. 

"L'indifferenza è il cancro della democrazia", l'intervento del Santo padre

Le strofe e l'analisi

"Il general Cadorna si mangia le bistecche, ai poveri soldati ci dà castagne secche", "[...] è diventato matto, chiamà il '99 che l'è ancor ragazzo" e "Il general Cadorna 'l mangia 'l beve 'l dorma, e il povero soldato va in guerra e non ritorna" sono solo alcune delle strofe della canzone. Il punto principale che va indagato, per spiegare la canzone, è che la nascita di questi brani appartengono al dileggio popolare. L'aria, come ricorda Giovanni Gigliozzi in "La canzone romana", è quella di Bombacè, brano scritto da Sor Capanna, cantastorie trasteverino, durante la Grande guerra. Ma la satira, si sa che tutto ciò non è cambiato, piace poco ai governi, così capita che, come scrive Mario Silvestri in "Isonzo 1917", nel cantarla il pubblico si rischiasse una repressione violenta da parte delle forze delle autorità. 

La repressione negli anni della guerra

"Una bella retata fu fatta a Milano, in via Montenapoleone, dove vennero sorpresi una dozzina di studenti" intenti a cantare la strofa menzionata da Papa Francesco. "Il giorno dopo - scrive ancora Silvestri - un postino diciannovenne, ignaro che la legge fosse in agguato, sorpreso in flagrante per lo stesso delitto, venne spedito a gran velocità entro le mura di San Vittore". Insomma, nella canzone si cela un messaggio forte e potente, quello della contrarietà rispetto alla guerra. Una presa di posizione, si potrebbe dfire, quantomai attuale. 

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