Cronaca

Park San Giusto, Danni alle Case sul Colle: Situazione ancora Preoccupante

Il presidente della Park San Giusto, Franco Sergas: «I triestini finalmente hanno detto “Se pol”» FOTO - VIDEO 6.5.2014 | 17.03 - Eh sì, sembra proprio di passeggiare per le strade di una zona terremotata, quando con buona lena ci spingiamo per...

Il presidente della Park San Giusto, Franco Sergas: «I triestini finalmente hanno detto "Se pol"» FOTO - VIDEO

6.5.2014 | 17.03 - Eh sì, sembra proprio di passeggiare per le strade di una zona terremotata, quando con buona lena ci spingiamo per le antiche strade tra le abitazioni del colle di San Giusto. Dalla chiesa di Santa Maria Maggiore, con una vistosa installazione di ponteggi sul lato destro (per lavori di ristrutturazione non inerenti gli scavi del Park San Giusto, ndr) si arriva ben presto a trovare le prime abitazioni interessate da crepe. E proprio il convento di Santa Maria, in prossimità della chiesa, è il primo sul quale sono intervenuti i controlli della società impegnata nel progetto.

«Alle nostre segnalazioni preoccupate i tecnici hanno controllato, riscontrando delle crepe di diversi millimetri. In un primo momento hanno riempito le fessure con del silicone. È che se non finiscono i lavori, i danni non si stabilizzano e chissà chi può dire a quanto ammonteranno», dichiara ai microfoni di Triesteprima un rappresentante della Parrocchia di Santa Maria Maggiore.

I danni al convento appena adiacente l'antica chiesa di Santa Maria della Salute, interesserebbero alcuni magazzini e alcune "cellette" dei religiosi.

Continuando l'ascesa verso la sommità del colle, percorriamo la via del Seminario, ed è proprio qui che si sono verificati i danni più ingenti. Primo tra tutti lo stabile del civico numero 2 di proprietà dell'Ater. Al primo piano l'appartamento della signora Luisa Borghese è stato interessato da numerose crepe fino agli 8 millimetri e da tutti i disagi collaterali.

Ciò che ha fatto maggiormente preoccupare sia la signora Borghese e i suoi parenti che i Vigili del Fuoco e gli abitanti vicini, è stata la presenza delle lesioni in cucina, in corrispondenza delle tubazioni dell'acqua e soprattutto del gas. Per non parlare dei cosiddetti "problemi marginali" che possono essere il vedersi crollare le mattonelle della cucina, le crepe in casa, le infiltrazioni d'umidità e la polvere di pietra dappertutto.

Attualmente la signora Borghese non abita l'appartamento, pur rimanendo affittuaria, costretta a trasferirsi da alcuni parenti da diversi mesi. La Park San Giusto si è fatta carico del trasloco dei mobili e dell'affitto per il periodo in cui sarà disabitato.

Una vicina di pianerottolo, la signora Daniela Mosenich, ci ha aperto il suo appartamento concedendo di scattare alcune foto. «All'inizio dei lavori era terribile, non riuscivamo nemmeno a dormire la notte perché i rumori duravano anche fino alle 2-3 di notte».

I signori Flego, altri abitanti del civico numero 2 di via del Seminario ci hanno descritto una situazione analoga. Anche in questo appartamento crepe e cadute d'intonaco. «Quelli della Park San Giusto sono venuti a fare i primi lavori all'inizio. Ma poi si è di nuovo rotto tutto. Speriamo che ora che sono finiti rimedieranno ai danni. E magari ci risarciranno anche per i disagi che abbiamo dovuto sopportare in tutti questi mesi».

Il dott. Giorgio Ceria, direttore dell'Ater all'epoca dei sopralluoghi, ai nostri microfoni ha voluto comunque rassicurare gli inquilini: «La situazione è costantemente monitorata e siamo fiduciosi che tutto si stia svolgendo in piena sicurezza per gli abitanti delle zone interessate dai lavori».

Lo stesso Ing. Fulvio Capovilla, dirigente della Manutenzione di Ater Trieste, ha confermato le parole del dott. Ceria: «Attualmente la situazione non desta preoccupazioni. Le fessurizzazioni sono di lieve entità e la società Park San Giusto si è dimostrata più che disponibile a controlli accurati e continui e al risarcimento dei danni».

E in effetti, procedendo la nostra passeggiata per le vie del colle, la nostra attenzione è costantemente attratta da strani sensori applicati a distanza regolare su numerosissime abitazioni. Si tratta di un sistema ad altissima tecnologia con sistema GPS che, a detta dei tecnici interpellati, permette di monitorare nei minimi particolari tutte le variazioni sugli stabili. Sia di lievissimi spostamenti, sia di umidità e vibrazioni.

Incontriamo un'altra abitante della zona, i tre grossi pastori tedeschi che la accompagnano non ci fanno desistere dal farle qualche domanda. La signora Emy Sekulic ci sorride imbronciata quando ci dice che l'appartamento dove abita si trova proprio in vista del cantiere di via del Teatro romano. «Noi abitanti del colle di San Giusto non ce la facciamo più. Siamo veramente sfiniti. Abbiamo fatto anche una raccolta firme qualche mese fa e due volte siamo andati a fare delle riunioni proprio in cantiere con i rappresentanti della San Giusto. Personalmente sono una persona forte e ho una grande resistenza, ma più volte ho rischiato una crisi di nervi per i rumori a tutte le ore del giorno e della notte».

Per via delle Monache, affacciandosi nell'Androna San Saverio, si possono seguire questi sensori come piccole tessere di un mosaico, e non si può non provare una sensazione di inquietudine. Proseguendo, arriviamo alla fine della via delle Monache e voltando per Via del Castello, i sensori sembrano aumentare diventando più fitti e, a nostro avviso, anche più complessi tecnicamente. Ed è proprio alla fine di questa strada, alla sommità del colle di San Giusto, che termina la nostra passeggiata.

Gli abitanti intervistati in questa zona ci sono sembrati più rassegnati che tranquilli. «Sì, i controlli sono stati fatti... Queste qua sopra sono case di proprietà del Genio e quelli della San Giusto (Park San Giusto, ndr) si sono preoccupati fin dall'inizio di fare ogni controllo minimo e immaginabile. Anche le foto degli interni delle case son venuti a fare. E ogni tanto tornano a fare foto per tenere sotto controllo. Solo che i rumori sono stati sempre duri da sopportare. All'inizio a qualunque ora del giorno e della notte, poi si sono dati una calmata dopo che alcuni cittadini hanno protestato. Ma non vediamo l'ora che finiscano perché siamo sfibrati e non ce la facciamo più».

A qualche centinaio di metri dal Castello e dalla Cattedrale si possono notare le transenne che bloccano l'accesso all'enorme pozzo di circa 70 metri che accoglierà due ascensori di collegamento dalla sommità del colle, all'interno del parcheggio e le scale di sicurezza.

Il presidente della Park San Giusto, raggiunto dai nostri microfoni ha manifestato tutta la sua soddisfazione per la civiltà che hanno dimostrato i cittadini di Trieste e in particolare gli abitanti del colle di San Giusto. «Un cantiere di questo tipo può in alcuni casi aver disturbato sicuramente qualche cittadino. Noi abbiamo avuto una deroga al rumore dal Comune di Trieste e abbiamo monitorato costantemente. Però ci possono essere stati dei motivi imprevedibili per cui magari per due o tre ore, per ragioni di sicurezza, si possono essere superati i livelli. Abbiamo poi programmato gli interventi proprio per evitare il più possibile i lavori più rumorosi durante le ore notturne. Il fatto è che il colle di San Giusto è un'oasi di pace e il rumore è sempre riferito alla tranquillità del luogo. Se il cantiere fosse stato in Corso Italia forse si sarebbe percepito molto meno. Attualmente sono finiti tutti i lavori degli scavi, quindi sarà tutto meno fastidioso di un qualunque normale cantiere. Per quanto riguarda i lavori di ristrutturazione alle case lesionate, pensiamo di iniziare appena la situazione si assesterà. Inizieremo una campagna di rilievo ma dobbiamo attendere almeno un altro mese. Durante tutto il periodo di scavi, i cittadini sono stati molto civili e il rapporto è stato molto buono. Il sindaco Cosolini a mio avviso si è comportato in maniera esemplare facendosi portavoce dei disagi dei cittadini ha sempre segnalato i problemi ma è anche intervenuto in maniera che l'impresa potesse lavorare. Infine posso dire con estrema soddisfazione che finalmente i triestini hanno detto "Se Pol" e non più "No se pol"».


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