rotate-mobile
Il caso

Neonato grave dopo parto in casa, l'Ordine delle ostetriche accende un faro sul caso

La Procura della Repubblica di Trieste ha aperto un'indagine sui fatti avvenuti la scorsa settimana e che coinvolgono la stessa ostetrica che aveva assistito alla morte di un neonato, lo scorso gennaio. La presidente dell'Odo, Giuseppa Verardi: "Il diritto è quello di partorire dove preferisce, ma il dovere dei professionisti che assistono è quello di informare la madre sulle condizioni di salute materno-fetali che consentono un parto a domicilio"

Trieste – "La cosa più importante, in questo momento, è che il bimbo e la sua mamma stiano bene. Per il resto si vedrà da qui in poi". Le parole sono quelle di Giuseppa Verardi, presidente dell'Ordine delle ostetriche di Trieste e Gorizia che, raggiunta telefonicamente da chi scrive, interviene nel caso del neonato ricoverato in gravi condizioni al Burlo Garofalo, dopo essere stato partorito in casa. Una vicenda che coinvolge la stessa ostetrica che lo scorso gennaio, alla periferia sud di Trieste, aveva assistito ad un parto conclusosi con la tragica morte del neonato. Per quel decesso, come per l'ultimo episodio, la Procura della Repubblica guidata da Antonio De Nicolo ha aperto un fascicolo d'indagine.

Neonato in gravi condizioni dopo il parto in casa: la Procura apre l'indagine

L'intervento dell'Ordine

Anche l'Ordine delle ostetriche, in occasione di eventi avversi e di significative conseguenze post-parto, interviene. "Per quanto riguarda gli eventi passati – così la dottoressa Verardi – abbiamo aperto dei fascicoli interni e gli accertamenti sono in corso. Per quest'ultimo faremo le nostre verifiche e siamo in attesa di conoscere nel dettaglio ciò che è accaduto". Il mestiere di ostetrica è ben regolamentato. Il diritto della donna è quello di poter partorire dove preferisce, ma il dovere dei professionisti che assistono è quello di "informare la madre sulle condizioni di salute materno-fetali che, alla luce delle linee guida, rispettano il criterio del cosiddetto 'basso rischio' e consentono un parto a domicilio", ricorda la presidente.

L'apertura dei fascicoli interni

La procedura che porta all'apertura di fascicoli interni è complessa e di lunga durata. Al pari dei fascicoli della Procura, anche quelli dell'ordine possono avere un impatto sulla carriera dei professionisti. Ma il lavoro delle ostetriche iscritte all'ordine non può e non deve finire nel tritacarne delle generalizzazioni. "Tutte devono operare con scienza e coscienza – continua la Verardi –, rispettando i criteri che danno il diritto alla madre di partorire a domicilio e facendo sì che gli standard di sicurezza siano sempre rispettati".

Tra i due e i tremila euro di media

Nel dibattito creatosi intorno ai parti in casa, spicca la parte economica e la possibilità per le professioniste di operare in privato. Alcune regioni italiane (Lazio, Piemonte ed Emilia Romagna) hanno decretato una sorta di "rimborso" per chi affronta il travaglio in casa, mentre alcuni paesi del nord Europa incentivano il parto a domicilio. Forse perché la sanità pubblica è sempre più un'azienda gravata dai bilanci e orientata a risparmiare (o a delegare al privato, ahinoi), forse perché alcuni recenti studi spingono in quella direzione. Al di là delle opinioni, esiste un tariffario minimo, ma ogni professionista decide per sé. Gli addetti ai lavori indicano nella cifra tra due e tremila euro, il costo medio nazionale di un parto in casa. Insomma, anche un discreto giro d’affari.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Neonato grave dopo parto in casa, l'Ordine delle ostetriche accende un faro sul caso

TriestePrima è in caricamento