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Patch Adams, Sala Tripcovich piena: «Italo Svevo il mio autore italiano preferito» (FOTO-VIDEO)

Due ore e mezza di riflessioni, risate, esercizi pratici e domande in compagnia del padre della clown-terapia, reso celebre in tutto il mondo dal film con Robin Williams. Sala Tripcovich stracolma e continui applausi per il medico. Nel pomeriggio il medico ospite al Burlo

Sala Tripcovich gremita all’inverosimile per la conferenza - spettacolo di Patch Adams a Trieste, il padre della clown-terapia reso celebre dal film interpretato da Robin Williams.

Dopo una parte introduttiva presentata da Andrea Loi e Gianluca Randazzo del gruppo Mediolanum, che hanno spiegato come l’incontro sia stato organizzato dalla Mediolanum Corporate University, molto attiva nel campo della formazione e nella proposta di incontro a carattere culturale in giro per l’Italia, il palco è passato al grande protagonista di serata, Patch Adams.

Il medico ha ripercorso la sua vita partendo dall’infanzia, vissuta in diverse zone a causa del «Mestiere di mio papà – ha spiegato durante l’incontro -  soldato dell’esercito americano. Proprio durante una missione, perse la vita quando ero appena adolescente».

«Sono tornato quindi a vivere stabilmente negli Stati Uniti, – continua Patch –  precisamente nel sud. A quel tempo c’erano tantissime discriminazioni verso le persone di colore, che praticamente non godevano di alcun diritto. Io soffrivo molto di questa situazione perché non lo reputavo giusto. Quel periodo per me è stato particolarmente difficile, ho provato a suicidarmi tre volte e per tre volte sono stato ricoverato. Ho sempre desiderato fare il medico, anche se non mi ritrovavo nel carattere della maggior parte dei medici americani, tutti scontrosi, musoni e distaccati dal paziente, esattamente il contrario di come volevo essere io. Ero, e sono tuttora, molto scettico anche sull’assistenza sanitaria americana a pagamento, basti pensare che la maggior parte di pignoramenti di casa e appartamenti in Usa è proprio dovuta a fatture mediche non pagate, mentre il 19% del PIL americano dipende proprio da questo settore».

«La mia volontà di fare il medico – continua Patch - era essenzialmente dovuta al fatto di aiutare il prossimo senza avere un ritorno economico, per il solo piacere di farlo sentire felice e parte di una comunità. Da questa convinzione, io con altre 20 persone, alcune con prole a seguito, abbiamo fondato una comune nel 1971, abitando tutti assieme in un appartamento con sei stanze, adibite per i successivi 12 anni ad ospedale, in cui accoglievamo i pazienti. Per ben 9 anni nessun medico ha lasciato la missione, consapevoli dell’importanza che poteva avere quel progetto, primo del suo genere nel mondo. Le nostre cure erano completamente gratuite. Molti di noi hanno dovuto trovarsi un lavoro per poter poi fare gratuitamente il medico, in pratica pagavamo per poter fare i medici, cosa peraltro che io ormai faccio da 45 anni, pagandomi il lavoro di medico con conferenze che faccio in tutto il mondo. In 30 anni di incontri in ogni parte del globo ho viaggiato per oltre 5 milioni di miglia, partecipando a migliaia di incontri: 300 giorni all’anno sono regolarmente in giro per tutti e 5 i continenti, non abbandonando mai la mia grande passione per la medicina».

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Non sono mancate durante la serata ttiestina neanche la attività ludiche e i momenti di partecipazione attiva del pubblico con attività e balli che hanno infiammato la calorosa platea di triestini e non accorsi alla Tripcovich. Finale con una decina di domande da parte del pubblico con Patch che non si è risparmiato risponendo a tutte ed elargendo consigli e idee

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