Tiene banco la polemica

"Dopo Marina Julia e Trieste si alzino altre voci, subito nuove norme di decoro"

La sindaca di Monfalcone Anna Cisint interviene nel dibattito venutosi a creare dopo il "caso" della protesta scoppiata al Pedocin, storico stabilimento triestino, e chiede che "si alzino altre voci come la mia". Anche il coordinatore regionale della Lega, Marco Dreosto, sul tema: "I cittadini chiedono rispetto, al lavoro per nuove norme a tutela del decoro pubblico"

TRIESTE - Non si placano le reazioni per il "caso" della protesta contro le donne musulmane andata in scena al bagno alla Lanterna di Trieste nella giornata di ieri 13 agosto. Tra chi difende la libertà di entrare in acqua vestiti (la sinistra) e chi invece condanna la pratica (la destra), a nordest ci pensa la sindaca di Monfalcone Anna Cisint, non nuova a simili prese di posizione, a tentare di ampliare i confini della polemica, chiedendo che dopo i fatti di Marina Julia e del Pedocin (questo il nome con cui i triestini chiamano lo stabilimento alla Lanterna), si inizi ad affrontare un processo di "integrità nazionale delle nostre realtà perché è stato rotto il limite di tollerabilità sociale e urbana legata alla presenza degli stranieri".

Monfalcone "modello affinché si alzino altre voci"

Parole forti, che se da un lato non rappresentano certo una novità, fanno della Lega il partito intenzionato a non mollare la presa sul tema. Attraverso un comunicato stampa, Cisint definisce la pratica "incivile e intollerabile" e si compiace di "aver avuto la risolutezza di rompere l'ipocrisia di tolleranza verso usi e costumi contrari ad ogni senso civico". Secondo la prima cittadina di Monfalcone, le contestazioni sollevate qualche settimana fa "potranno esser prese a modello in altri litorali della regione e italiani, affinché si alzino altre voci come la mia". Per Cisint, il tema delle spiagge e del fare il bagno vestiti "è solo un aspetto di una battaglia della nostra civiltà, che voglio portare sino in fondo, perché è specchio della discriminazione femminile basata sulla violenza di chi impone, anche con temperature di oltre 30 gradi, di mantenere la copertura del corpo".

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"Difendere la nostra identità dai rischi di islamizzazione"

Le donne, secondo l'esponente leghista, vengono "escluse dal lavoro, subordinate alla vita in casa, mentre le giovani musulmane vengono limitate nella carriera scolastica e subiscono la pratica dei matrimoni da minorenni, largamente abusata in alcuni Paesi come il Bangladesh. Certo ci vuole coraggio per sollevare con chiarezza la denuncia per il rispetto delle nostre regole di decoro, di pari opportunità e di dignità delle persone, ma contrastare le condizioni praticate da questi stranieri è una scelta che considero necessaria per difendere e tutelare la nostra identità proprio dai rischi di islamizzazione delle nostre società. Fa specie che la sinistra, accecata dal pregiudizio, si opponga alla nostra azione all’insegna di una integrazione che gli stessi stranieri rifiutano ostentatamente”. 

"Al lavoro con i nostri legali"

Nel dibattito si inserisce anche il senatore e coordinatore regionale della Lega, Marco Dreosto. "Respingiamo al mittente tutte le critiche di islamofobia che i nostri cittadini hanno ricevuto da quella sinistra buonista tanto brava a fare la femminista da salotto, ma dimenticandosi di difendere i diritti delle donne musulmane per non criticare l’Islam. La Lega sta con i cittadini. Chi arriva da noi deve rispettare le nostre usanze e tradizioni. Si tratta di una questione di decoro urbano, una questione igienica e del rispetto delle donne che non devono essere costrette a coprirsi totalmente a temperature proibitive. Per questo come Lega stiamo già lavorando anche a Ferragosto con i nostri legali per nuove norme a tutela del decoro pubblico che possano dare voce a una parte insistente della cittadinanza che chiede semplicemente rispetto". 

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