Le memoria, le emozioni ed il ricordo: Pierluigi e Matteo, figli di Trieste

Oggi 2 ottobre i due agenti della Squadra Volante sono diventati ufficialmente cittadini onorari del capoluogo regionale. Intitolata la via davanti alla Questura. La riflessione sulla lunga ed emozionante giornata

Trieste era lì la sera di quel terribile 4 ottobre di un anno fa e c'era anche questa mattina. A distanza di dodici mesi dal loro brutale assassinio, i due agenti della Squadra Volante Pierluigi Rotta e Matteo Demenego sono diventati cittadini onorari di Trieste. E' stata una delibera del Consiglio comunale del capoluogo giuliano, riunito in forma solenne negli spazi del teatro Verdi, ad ufficializzare l'abbraccio di una città intera che sin dai primi attimi successivi al grave episodio si era stretta attorno alla questura e alle famiglie delle vittime. 

Il palazzo circondato dall'affetto

Un senso di appartenenza ribadito soprattutto nel discorso tenuto dal capo della polizia Franco Gabrielli, durante la cerimonia di conferimento della civica benemerenza. "Un palazzo circondato dalla gente - ha ricordato il prefetto - capace di dimostrare il suo attaccamento alle forze di polizia". Una forma di innocuo assedio del centro del potere, per stringersi nel dolore e trovare la forza per reagire, un po' come i colleghi di Pierluigi e Matteo, in quelle immagini scolpite ormai nella memoria di ogni residente e non. 

"Non vi dimenticheremo"

Una giornata lunga, quella di oggi 2 ottobre. Oltre alla cittadinanza, il Comune ha anche voluto intitolare ai due agenti la via che passa davanti al portone d'entrata della questura, in un'operazione capace di far rivivere per sempre le anime di Pierluigi e Matteo e far sì che la conoscenza di ciò che accadde in quel pomeriggio di un anno fa non scompaia nell'oblio. "Non vi dimenticheremo" è la promessa che la politica locale fa alle famiglie e a chi serve quello Stato che a Trieste è troppo spesso assente, incapace di ascoltare le particolari richieste della terra di confine. "Giustizia per i figli delle stelle e punizione per i responsabili"  è la richiesta, scontata ma non banale, del capo della polizia. 

Il percorso

Non si vuole che il percorso giudiziario possa rallentare o incepparsi, è una questione anche e soprattutto di aspettative nei confronti della legge e del suo nobile impianto. Nella cronaca eclatante si manifesta sempre - e la vicenda di Rotta e Demenego non fa eccezione -  quel complicato rapporto tra i fatti passati (l'omicidio), il presente (le commemorazioni) ed il futuro (la memoria); quel 4 ottobre, noi giornalisti eravamo lì fino a notte fonda, a tentare di ricostruire, informazione dopo informazione, un gravissimo fatto di sangue avvenuto nella nostra città, pochi passi dalle nostre case. Abbiamo pianto anche noi, su quelle scale davanti alla questura. 

Le immagini

Le immagini di quella terribile vicenda, a distanza di un anno, sono come tante piccole fotografie. Il questore Petronzi che guarda negli occhi il suo cane e lo accarezza, le lacrime di chi è da una vita vicino alla stampa locale e che in quei giorni non si è mai fermato - forse dormendo dentro alla questura -, l'arrivo dei famigliari, il dolore che cresce e che trova risposta nella fiaccolata del giorno dopo. Migliaia di triestini in strada, la luce di mille candele, il tanto atteso giorno del funerale e quelle due nuvole - le uniche - nel cielo sopra Sant'Antonio Taumaturgo, ad elaborare il lutto per una comunità intera.

Comunità e appartenenza

Ci sono lutti che segnano una comunità. Nonostante la retorica di quel "tempo che sutura le ferite", ne esistono altre che con forza ribaltano le sofferenze e le trasformano in buone azioni. E' il caso del torneo di calcio dedicato alla memoria dei due agenti, dove le formazioni della politica, dei giornalisti e  delle forze di polizia si sono sfidate per onorarne le memorie. Ma si potrebbero citare esempi a bizzeffe, anche e soprattutto se riferiti a quelli mai resi noti nel campo della beneficenza. Alla fine di questa storia rimane la memoria, di cui necessitiamo più di ogni altra cosa per riuscire a sentirci vivi. Accade perché siamo umani e perché di fronte alla morte le anime che popolano le istituzioni sono fragili come lo siamo noi e non cambia se semplici cittadini, poliziotti o giornalisti, politici o rappresentanti delle istituzioni: siamo uomini e donne, prima di tutto. Come Pierluigi e Matteo. 

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