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Pillon & Paniccia (Acegas): " Rischio Default Causa Debito e' Fantascienza"

''Parlare di pericolo default per AcegasAps e' pura fantascienza''. Lo ha detto l'amministratore delegato della societa', Cesare Pillon, smentendo voci circolate nei giorni scorsi in ambienti politico-economici. Pillon e' intervenuto nel corso di...

''Parlare di pericolo default per AcegasAps e' pura fantascienza''.
Lo ha detto l'amministratore delegato della societa', Cesare Pillon, smentendo voci circolate nei giorni scorsi in ambienti politico-economici.
Pillon e' intervenuto nel corso di una audizione alla Terza Commissione del Consiglio comunale di Trieste per fare il punto, con il presidente della societa', Massimo Paniccia, e alla presenza del sindaco Roberto Cosolini, sulla situazione finanziaria e operativa della multiutility quotata in borsa che ha come principali azionisti i comuni di Trieste e Padova.
''La riduzione del debito e' una delle priorita' del consiglio di amministrazione - ha detto Paniccia - una linea che abbiamo gia' avviato con la vendita del 49% di Est Energy nel 2007, da cui abbiamo incassato 43 milioni di euro, e che intendiamo portare avanti con la gara, gia' aperta, per la vendita del 49% della rete distribuzione del gas.
Su questo fronte entro la fine del mese dovrebbero essere presentate le offerte vincolanti, poi il cda fara' le valutazioni''.
Paniccia ha poi ricordato che l'indebitamento dell' azienda, nel 2004, era di 240 milioni di euro e che nei 7 anni successivi sono stati fatti investimenti per 577 milioni con la distribuzione di dividendi - in primis ai principali azionisti, ovvero i comuni di Trieste e Padova - per circa 100 milioni di euro.
Oggi l'indebitamento e' di circa 480 milioni di euro.

Il presidente della multiutility ha rimarcato il carattere strategico degli investimenti fatti nella settore gas in Bulgaria, la cui contropartita economica arrivera' ''nel medio-lungo termine''.
L'azienda ha un valore di mercato di un miliardo di euro; per effetto del Decreto Ronchi entro giugno 2013 l'attuale quota azionaria in mani pubbliche, oggi di poco piu' del 60%, dovra' scendere al 40%.

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