Cronaca

L'addio commosso a Pino Auber, il tuffatore gentile

Si sono svolti questa mattina in via Costalunga i funerali dell'80enne triestino, simbolo italiano dei tuffi, morto il 24 novembre. Moltissime persone hanno partecipato all'ultimo saluto a Sant'Anna. Pino è stato un esempio di autenticità. Abbiamo voluto dedicargli questo articolo

Il ricordo di un uomo si può leggere contando gli amici che si presentano per l’ultimo saluto. Il funerale di Pino Auber si è svolto questa mattina in via Costalunga e tantissime persone si sono recate a Sant’Anna per onorarne la memoria. 

C’era la famiglia, chi gli ha voluto bene, alcuni rappresentanti del mondo triestino dell’acqua, chi l’aveva semplicemente conosciuto e tutti quelli che hanno voluto portare un fiore. Il funerale si è tenuto in forma laica e le commosse dimostrazioni di affetto non sono mancate.

È vero, quando se ne va una persona buona – perché Pino Auber, come ha sottolineato il giornalista di Telequattro Umberto Bosazzi nel suo splendido servizio andato in onda qualche giorno fa, era soprattutto questo – la commozione dei presenti si traduce in un vuoto che la perdita stessa provoca. I volti delle persone sono lo specchio della memoria, delle esperienze condivise, dell’amore che si prova nei confronti della dolcezza umana e Pino, per tutti, è stato un simbolo di autenticità.  

“Se ci fossero tanti Pino non ci sarebbe bisogno degli avvocati”

“Nel 2008 era venuto lui da me a complimentarsi per il successo della prima edizione dell’Olimpiade delle Clanfe” ha raccontato Mauro Vascotto dell’Associazione Spiz. “In quell’anno non sapevamo bene come organizzare la manifestazione e le “raffiche” di tuffi si svolgevano in ordine anagrafico. In mezzo alle diverse categorie c’erano delle esibizioni particolari e una di queste fu proprio quella di Pino”.

“Se il mondo fosse composto da tanti Pino Auber allora certamente avremmo bisogno di meno avvocati” ha affermato Vascotto. “Pino era un personaggio straordinario, in tantissimi gli hanno voluto bene”.

Pino aveva iniziato a tuffarsi all’età di 57 anni e il legame con la vita era fatto, in fondo, di una semplice ed autentica curiosità nei confronti del mondo. Gli Auber, al tempo in cui le famiglie possedevano ancora i soprannomi, rispondevano allo sloveno zajec (che diventava Zeiss) e che signifca lepre. Sì, gli Auber erano soprattutto gran ballerini e quel movimento armonico del corpo, Pino se l’era portato dietro durante tutta la sua esistenza.

Il ricordo

Alcune persone alla fine hanno letto il loro ricordo. Un tributo e un privilegio che viene riservato a chi ha amato la vita e ha regalato la gioia di un sorriso. Come quando Pino aveva chiesto di tuffarsi a Paolo Bonolis, durante una trasmissione seguita da milioni di persone. Bonolis, solitamente duro con tutti, era rimasto sbalordito dall’ironia velata di un uomo capace di sprigionare felicità come se fosse l’azione più naturale al mondo.

Scultore, artista, tuffatore, ginnasta e chi più ne ha più ne metta. Pino Auber è stato il simbolo di una resistenza nei confronti del tempo che, cinico, passa per tutti. Pino ha rappresentato una lezione di coraggio per chiunque abbia mai pensato di essere troppo vecchio per iniziare uno sport, innamorarsi o riconquistare quelle emozioni che si perdono nel vortice della vita.

Autentico e generoso, questo era Pino Auber. Due aggettivi rari, oggidì.

Tutta la redazione di Trieste Prima si stringe alla famiglia nel ricordo.      

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