Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Polemiche Dipiazza Roveredo, lo scrittore: «Comportamento meschino, debiti in supermercato tutti pagati»

Lo scrittore Pino Roveredo risponde alle parole di Roberto Dipiazza di questa mattina, che in un video ricordava all'autore gli aiuti che in passato aveva elargito alla sua famiglia. Roverdo: «In quegli anni le famiglie operaie compravano tutte a "puffo" e nessun commerciante si è impoverito con quel metodo di pagamento e comunque i debiti sono stati tutti pagati

Lo scrittore Pino Roveredo risponde alle parole del sindaco Roberto Dipiazza che oggi, in un messaggio video, aveva ricordato gli aiuti che lo stesso Dipiazza aveva elargito alla famiglia dell'autore di "Capriole in salita", quando quest'ultimo era detenuto in carcere. Il sindaco aveva concluso il suo video con la massima: «La parola è d'argento, ma il silenzio d'oro». Ma evidentemente il famoso romanziere triestino preferisce l'argento all'oro, perché la sua replica non è tardata ad arrivare.

Intervistato telefonicamente, Pino Roveredo, con l'amarezza nella voce d'un brutto ricordo che riaffiora da lontano, ci ha detto che «non è la prima volta che Roberto Dipiazza fa una cosa del genere e anni addietro poi mi aveva chiesto anche scusa. Non capisco e la cosa mi stupisce del fatto che fare un debito in un supermercato sia considerato un delitto, e poi tutti i debiti sono stati pagati. Tanti commercianti si sono arricchiti anche con questi metodi di pagamento».

«E allora quella tirata fuori mi sembra una cosa molto meschina - prosegue ancora Roveredo - continuando poi a battere ancora sul tasto che io sia stato in carcere. Io in carcere ci sono stato 40 anni fa, quando c'erano ancora le tv a pedali. Intanto non capisco la sua risposta su cosa si basi, il mio articolo andava in tutte le direzioni in maniera molto calma e serena».

«La cosa che mi disturba sono i commenti sui social che seguono alla sua dichiarazione, ma soprattutto le minacce che non sono molto carine. Gente che non sa e non conosce, se uno ha voglia di insultare lo faccia, è una libertà anche quella. Ma non mi piacciono le minacce e mi riserverò di fare delle appropriate denunce a queste persone».

«Non capisco la rabbia di Dipiazza, e ripeto, lo dico con tutto il rispetto possibile, credo che abbia tirato fuori una cosa in maniera molto meschina. In quegli anni tutte le famiglie operaie andavano ad acquistare con il famoso "puffo" o a credito, e allora tutti siamo sotto ricatto per questo? Non mi pare. E non credo che i commercianti si siano impoveriti con questi metodi di pagamento. Non mi aspetto le scuse da Dipiazza, non me ne frega niente. Ho la coscienza a posto e non sono capace di fare del male. Ho solo espresso con la dialettica quello che posso sentire nelle osterie, al bagno alla Lanterna. Sono uno che racconta gli umori, se questo è un delitto...», così conclude lo scrittore Pino Roveredo.

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