Cronaca

Occupazione: riparte il progetto Pipol, 8 milioni di euro per inserire i giovani nel mercato del lavoro

Rosolen: «Abbiamo ribaltato l'impostazione del piano, perché adesso si parte dalle esigenze del mercato»

Circa otto milioni di euro per inserire i giovani tra i 18 e i 29 anni nel mercato del lavoro, di cui circa sette milioni e mezzo gestiti dalla Regione tramite i Centri per l'impiego e i rimanenti 600 mila euro messi a disposizione dalle Università di Udine e Trieste per tirocini extracurriculari in mobilità nazionale.
È quanto prevede la seconda fase di Garanzia Giovani, che è parte integrante del progetto regionale Pipol - Piano integrato di politiche per l'occupazione e per il lavoro, lo strumento integrato di politica attiva del lavoro.
Il Piano di attuazione regionale (Par) della nuova Garanzia Giovani è stato approvato oggi in via preliminare dalla Giunta del Friuli Venezia Giulia su proposta dell'assessore al Lavoro, Formazione, Istruzione, Ricerca, Università e Famiglia, Alessia Rosolen.

Il Par definisce obiettivi e modalità di gestione del finanziamento di 7.968.529 euro disposto dall'Agenzia nazionale
politiche attive del lavoro (Anpal) per la seconda fase di Garanzia Giovani, cofinanziato dal Fondo sociale europeo e da fondi nazionali.
Il progetto partirà dai primi giorni di luglio, una volta che il Par sarà stato approvato in via definitiva dalla Anpal. La
Regione, tramite i Centri per l'impiego o mediante gli atenei, offrirà la possibilità a circa 5 mila giovani di seguire percorsi formativi calibrati alle esigenze di chi offre lavoro e di maturare l'esperienza di tirocinio in un'azienda del territorio nazionale o regionale
.

«Abbiamo ribaltato l'impostazione del piano, perché adesso si parte dalle esigenze del mercato», spiega Rosolen, rimarcando che «è impensabile sottrarsi alla logica dell'incrocio tra domanda e offerta, quando si parla di lavoro».
Secondo Rosolen la prima stagione di Pipol ha vissuto di luci e ombre. «Talvolta le aspettative degli aspiranti lavoratori risultavano essere incompatibili o comunque distanti dai reali bisogni delle aziende. Adesso si cambia passo», indica l'assessore, evidenziando che «si tratta di un processo che intende avvicinare il mondo della scuola, dell'università e della formazione a quello del lavoro in senso stretto e per attuare il quale è necessaria un'assunzione di responsabilità collettiva tra tutti i soggetti per fornire e migliorare i servizi».

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