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Plurilinguismo in Fvg, Torrenti: «Caratteristica da preservare e da andarne orgogliosi»

Lo ha detto l'assessore regionale alla Cultura, Gianni Torrenti, durante una tavola rotonda su "Applicazione del pluralismo linguistico nella toponomastica e nella segnaletica pubblica del Friuli Venezia Giulia: stato dell'arte, criticità, prospettive"

«Dovremmo essere orgogliosi della varietà linguistica del Friuli Venezia Giulia e capire che non si tratta solo di una ricchezza culturale, ma anche di un'occasione per rendere più attrattivi i nostri territori».

Lo ha detto l'assessore regionale alla Cultura, Gianni Torrenti, durante una tavola rotonda su "Applicazione del pluralismo linguistico nella toponomastica e nella segnaletica pubblica del Friuli Venezia Giulia: stato dell'arte, criticità, prospettive", organizzata dalla Società filologica friulana (Sff) e dall'Istituto sloveno di ricerche (Slori) nella sala del Consiglio provinciale di Gorizia.

Al dibattito, moderato da Adriana Janezic, hanno preso parte anche la presidente del Comitato istituzionale paritetico per i problemi della minoranza slovena, Ksenija Dobrila, la vicepresidente della Provincia di Gorizia, Mara Cernic, e il presidente dell'Assemblea della comunità linguistica friulana, Diego Navarria. Proprio facendo riferimento al tema della tavola rotonda,   MIGRANTI: TORRENTI, NUOVO BANDO SPRAR È OPPORTUNITÀ PER I COMUNI-14

Torrenti ha constato che c'è «una certa timidezza» nell'applicazione delle leggi che sanciscono il bilinguismo o il plurilinguismo dei territori del Friuli Venezia Giulia. Si tratta, soprattutto, della legge nazionale 482/99 sulla tutela delle minoranze linguistiche in Italia e della legge 38/2001 che riguarda la comunità slovena. «Sono leggi complesse - ha ricordato Torrenti -, il che però non può essere un pretesto per non applicarle. La questione centrale, tuttavia, non è il mero rispetto della normativa. Dovrebbe prevalere la consapevolezza che la presenza di più lingue su un territorio è un fattore positivo che, se ben sfruttato, può portare anche a dei vantaggi economici». Dello stesso parere Mara Cernic che ha ricordato alcune buone pratiche del Goriziano, mentre Ksenija Dobrila ha voluto ribadire che "proprio l'incontro di più lingue e culture pone il Friuli Venezia Giulia in una posizione di privilegio».

Diego Navarria si è invece limitato alla questione della toponomastica, rimarcando come l'italianizzazione di alcuni paesi friulani sia stato un atto ideologico e sbagliato dell'autorità nazionale, in quanto «i toponimi non sono solo un diritto, ma anche un valore». La tavola rotonda è stata preceduta da un convegno, durante il quale sono stati presentati i risultati di due ricerche sull'effettiva presenza del friulano e dello sloveno sul territorio del Friuli Venezia Giulia. Dal Progetto mappatura toponomastica del Friuli, presentato da Franco Finco, è emerso come su un totale di 177 comuni analizzati sono 130 quelli in cui compaiono toponimi in lingua friulana nella segnaletica e cartellonistica. Dall'analisi di Maja Mezgec, invece, emerge che lo sloveno fa più fatica ad essere riconosciuto come lingua ufficiale. "Soprattutto - è la conclusione della ricercatrice - l'uso della lingua slovena è poco stimolato nei centri urbani come ad esempio Trieste e Gorizia». « »)

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