Cronaca

Il Rossetti e lo Sloveno sono "tric", ma la Contrada no: attacchi dal Css di Udine

I due stabili regionali, quello del Friuli Venezia Giulia e quello Sloveno, sono stati "promossi" dalla commissione ministeriale in qualità di Teatri di rilevante interesse culturale. Intanto dichiarazioni al vetriolo dal presidente del Css verso il parigrado del Rossetti Budin e il direttore Però

Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha reso noto che la Commissione consultiva per la prosa, presieduta da Luciano Argano, ha terminato l’esame delle domande pervenute per il riconoscimento della qualifica di Teatro di Rilevante Interesse Culturale (i famosi Tric). Per il triennio 2015-2017, sulla base dei progetti presentati, le seguenti realtà sono state insignite di questa ulteriore definizione, che si aggiungono alle tre già riconosciute (o meglio che non hanno superato l'esame del Teatro Nazionale): Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, l’Associazione Centro Teatrale Bresciano, Marche Teatro di Ancona, il Teatro dell’Elfo di Milano, il Teatro Franco Parenti di Milano, l’Ente Teatrale Regionale Teatro Stabile d’Abruzzo dell’Aquila, la Fondazione Teatro Due di Parma, la Fondazione Luzzati Teatro della Tosse di Genova, la Fondazione Teatro Piemonte Europa di Torino, il Teatro di Bari, il Teatro di Sardegna di Cagliari, la Fondazione Teatro Metastasio di Prato, l’Ente Autonomo Teatro Stabile di Bolzano, il Teatro Stabile Sloveno di Trieste, il Teatro Stabile dell’Umbria di Perugia e Casanova Teatro di Roma (Eliseo).

La commissione ha inoltre riconosciuto quali centri di produzione teatrale la Fondazione Teatro di Napoli Nuova Commedia, la Casa del Contemporaneo di Salerno, la Baracca di Bologna, l’Accademia Perduta Romagna Teatri di Forlì, il Ravenna Teatro, il CSS Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia di Udine, il Teatro del Buratto di Milano, la Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani di Torino, la Fondazione Sipario Toscana di Cascina (PI), la Piccionaia di Vicenza.

Dei teatri della nostra regione manca solo la Contrada, ma nelle prossime sedute la commissione ha dichiarato che continuerà a valutare il riconoscimento di ulteriori centri di produzione, oltre a esaminare le rimanenti istanze del settore prosa.

Prima di proseguire è bene chiarire una questione: le diciture "Teatro Nazionale" e "Teatro di Rilevante interesse Culturale" non sono altro che diciture e classificazioni utili «al mero scopo della distibuzione dei contributi», recita il decreto del Ministero. Questa precisazione sembra sfuggire però a importanti protagonisti del settore culturale e teatrale del palcoscenico regionale, che in questi mesi, e soprattutto ieri, hanno basato le loro dichiarazioni sul merito della dicitura, piuttosto che sull'aspetto economico della questione.

In primis c'è il presidente del Css di Udine Alberto Bevilacqua, che ieri, nel corso di una conferenza stampa "a caldo", ha sparato a zero sullo Stabile del Friuli Venezia Giulia, reo di non aver accettato la fusione: «L’ipotesi è affondata per ragioni pregiudiziali e di campanilismo. Le responsabilità sono della dirigenza del Rossetti, del presidente Budin e del direttore Però», riporta il Messaggero Veneto.

Per secondo, non certo per importanza, c'è l'assessore regionale alla Cultura Gianni Torrenti che ieri ha diramato un comunicato stampa dai toni molto duri nei confronti dell'amministrazione del Politeama Rossetti: «Sul coraggio hanno prevalso prudenza e conservazione e oggi i teatri regionali si trovano in un quadro più debole di quello che avremmo potuto e voluto avere. Le pochissime realtà premiate in Italia sono state quelle che hanno avuto il coraggio di aggregarsi, di portare innovazione nei loro programmi e presenza sul territorio. E la Regione aveva indicato con forza proprio questa esigenza per interpretare al meglio la nuova logica ministeriale. La possibile aggregazione tra il Teatro stabile del Fvg e il CSS avrebbe portato con ogni probabilità al riconoscimento di un Teatro Nazionale in regione, mentre il teatro della minoranza slovena sarebbe rimasto in sicurezza, senza escludere l'apertura di spazi diversi. Purtroppo solo le Amministrazioni ed il CSS ci hanno creduto fino in fondo, pur comprendendo le difficoltà del progetto. Al CSS vanno i complimenti per aver saputo offrire alla commissione ministeriale un progetto tanto convincente da farlo riconoscere da subito come Centro di Produzione. Anche alla luce del ridottissimo numero di teatri privati riconosciuti come Tric, confido che, dopo l'amarezza di un'occasione perduta, sia colta l'opportunità di un consolidamento che contiamo si confermi anche dal punto di vista contributivo. Dispiace che il Rossetti non abbia saputo cogliere un'indicazione forte, che poteva apparire una sfida difficile da gestire ma che ritengo avrebbe collocato l'intera regione in una posizione più alta nel panorama nazionale. Da adesso in poi appare chiaro che la direzione da perseguire dovrà essere quella della sinergia e dell'integrazione».

Parole, quelle di Torrenti e di Bevilacqua che non tengono conto però di quei due mesi di verifiche e riunioni del Cda del Rossetti (con tanto di Consiglio Comunale straordinario in cui tutti i protagonisti della vicenda hanno potuto prendere parola), che alla fine, come più volte hanno dichiarato il presidente Budin e il direttore Però, ha deciso di declinare l'offerta del Css (sponsorizzata dalla Regione) per la fusione, non per campanilismo, ma perchè oltre a essere un'escamotage per aggirare la riforma, i numeri di recite e produzioni richieste non era sostenibile visto che la nostra regione non può vantare 4 milioni di abitanti o città con bacini d'utenza superiori al milione di persone, come invece succede a Milano e Roma. 

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