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Poliziotto penitenziario suicida con l'arma d'ordinanza: lascia moglie e due figli

A darne notizia è Donato Capece, segretario generale del Sappe: «Sembra davvero non avere fine il mal di vivere che caratterizza gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria»

Un poliziotto penitenziario di 32 anni in servizio alla Casa Circondariale di Trieste si è tolto la vita con l'arma di servizio poco prima di prestare servizio, nel cortile del condominio nel quale era andato a vivere da poco. A darne notizia è Donato Capece, segretario generale del Sappe, Sindacato autonomo polizia penitenziaria: «Sembra davvero non avere fine il mal di vivere che caratterizza gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, uno dei cinque Corpi di Polizia dello Stato italiano - aggiunge il leader del Sappe, che ricorda come «nel 2015 furono 10 i casi di suicidio nelle file della Polizia Penitenziaria».

Ancora oscure le cause che hanno portato l’uomo, sposato e padre di due figli, che prestava servizio nelle sezioni detentive, ma Capece sottolinea come sia importante «evitare strumentalizzazioni ma fondamentale e necessario è comprendere e accertare quanto hanno eventualmente inciso l'attività lavorativa e le difficili condizioni lavorative nel tragico gesto estremo posto in essere dal poliziotto. Non può essere sottaciuto ma deve anzi seriamente riflettere la constatazione che negli ultimi 3 anni si sono suicidati più di 40 poliziotti e dal 2000 ad oggi sono stati complessivamente più di 100, ai quali sono da aggiungere anche i suicidi di un direttore di istituto (Armida Miserere, nel 2003 a Sulmona) e di un dirigente generale (Paolino Quattrone, nel 2010 a Cosenza). Non sappiamo se era percepibile o meno il disagio che viveva il collega che si è ucciso. Quel che è certo è che sui temi del benessere lavorativo dei poliziotti penitenziari l’Amministrazione Penitenziaria è in grosso affanno e in colpevole ritardo, senza alcuna iniziativa concreta».

Sgomento Giovanni Altomare, segretario regionale Sappe del Friuli Venezia Giulia: «Era un ragazzo d’oro e nulla faceva presagire la tragedia. Sono sconvolto». Il pensiero del sindacato va «alla moglie, ai figli, ai familiari, agli amici e ai colleghi del nostro collega. A loro va il nostro pensiero e la nostra vicinanza.

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