Schedatura cinese del porto, il triestino nel dossier: "Mi viene da ridere"

Nell'articolo pubblicato da Il Foglio viene menzionato Lelio Doria, triestino che lavora in una cooperativa e che aveva fatto parte del Comitato portuale, ormai soppresso. "Mi dispiace, adesso sono più famoso di D'Agostino"

Al netto per il dovuto rispetto nei suoi confronti, se non è un bluff poco ci manca. All’interno del dossier che la società cinese Zenzhua ha prodotto per raccogliere i dati di milioni di persone in tutto il mondo e che in Italia è stato reso noto da Il Foglio, appare sì l’Autorità Portuale di Trieste ma nell’articolo pubblicato l’unica persona legata in qualche modo allo scalo giuliano risulta essere un triestino di nome Lelio Doria, che fino al 26 marzo 2016 sedeva all’interno del Comitato portuale come rappresentante dei lavoratori delle imprese.

Una bufala? 

Lelio Doria, personaggio noto nel mondo del calcio locale a causa delle sue personali abilità (Ponziana ma soprattutto Costalunga nel suo curriculum), lavora presso la Cooperativa Triestina, realtà che opera nel mondo del facchinaggio con alcuni lavori in porto ma soprattutto in appalto alla Illy caffè. Lì è responsabile dei turni ed è all’interno della stessa struttura di facchinaggio da moltissimi anni. Ambienti vicini a lui lo dipingono come una persona al di sopra di ogni sospetto, un onesto lavoratore, competente e “tutto intuito”.

Il commento

“So per certo che in quel comitato portuale non ha mai fatto neanche un singolo intervento e sinceramente questa storia mi sembra molto bizzarra, sono sicuro che chi ha fatto il dossier ha probabilmente trovato un nome, copiato ed incollato senza sapere” racconta Claudio Seppini, presidente della cooperativa. Raggiunto telefonicamente da TriestePrima, Lelio Doria si è messo a ridere. “Non so veramente come possa essere uscito fuori il mio nome, è una situazione veramente ridicola”.

"Pensavo fosse uno scherzo"

Doria era sì parte del Comitato portuale ma da quando la struttura non esiste più, praticamente non ha quasi mai messo piede in porto. “Hanno iniziato a chiamarmi tutti i miei colleghi, sindacalisti, un sacco di persone – continua – e all’inizio pensavo che mi stessero prendendo in giro, insomma, ho pensato ad uno scherzo”. Quando gli raccontiamo che nell’articolo pubblicato da Il Foglio l’unico nome collegato al porto di Trieste è il suo (e non ad esempio quello del presidente Zeno D’Agostino ndr) scoppia a ridere. “Me dispiasi (in dialetto triestino), vorrà dire che visto che adesso sono una persona importante rilascerò dichiarazioni solo a pagamento e su approvazione del mio avvocato”.

Le parole di Zeno D'Agostino

Anche D’Agostino (che non conosce Doria ma che avrebbe potuto incontrarlo in una riunione circa tre anni fa, come sostiene lo stesso dipendente della cooperativa ndr) ha commentato quella che sotto diversi punti di vista sembra essere una vicenda dai contorni assurdi. “Se la schedatura del porto di Trieste passa attraverso il coinvolgimento di una struttura di facchinaggio che qui lavora con una qualche decina di addetti e tira in ballo un rappresentante di un comitato che non esiste più, allora mi sembra veramente che per dignità si dovrebbe considerare chiusa la questione”.

Nel 2020 ci stupiamo dell'esistenza dei Big Data? 

La lista, secondo D’Agostino, non sarebbe neanche aggiornata. “Mi sarei iniziato ad interrogare se in quella lista fosse comparso il mio nome, quello di mia moglie e dei miei figli – continua – ma per come sono state trattate anche dai media, per non parlare dei politici che hanno immediatamente inviato comunicati alla stampa senza neanche aver letto l’articolo, è evidente che siano informazioni vecchie ed accessibili a chiunque. Inoltre – ha concluso il vertice del porto – se nel 2020 ancora ci stupiamo dell’esistenza dei cosiddetti Big Data, allora non so cosa dire. Forse è meglio chiuderla qua”.

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