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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

In porto tra fumogeni e sacchi a pelo: dall'alba a notte fonda, cronaca di una protesta

Dalle 6 del mattino fino a tarda sera tra migliaia di manifestanti anti Green Pass, tamburi e slogan contro il governo e ostilità verso gli organi di informazione. In migliaia da buona parte del Nordest. In serata i numeri calano ma più di qualcuno resta a dormire di fronte alle "porte". La protesta va avanti anche domani

L'eccitazione febbrile di quel celebre "animo portualini belli" ha inscenato lacrime, attimi di tensione ed un'euforica solidarietà collettiva messa in musica da quel corale tambureggiamento andato avanti per tutta la giornata. Il giorno dell'introduzione dell'obbligo del Green Pass per tutti i lavoratori ha coinciso con conferma di Trieste - e dei suoi portuali - a guisa di una capitale italiana del dissenso. La protesta annunciata e coordinata dal Comitato dei Lavoratori Portuali (che ha messo a disposizione anche un servizio d'ordine interno) ha visto la partecipazione di più di 8000 manifestanti giunti soprattutto dal Friuli Venezia Giulia e dal Veneto, ma anche da altre regioni del Paese. Durante la giornata il flusso è continuo. Dalle 6 del mattino quando inizia lo sciopero (il blocco non c'è stato, troppo grandi i rischi penali per tutti i manifestanti) fino a tarda sera, quando le persone si scaldano attorno a danze tribali e all'ennesima birra, l'onda della protesta vive una metaformosi che trasforma le poche decine dell'inizio fino a farle diventare migliaia. 

Dalle 6 un flusso continuo, è l'onda anti Green Pass 

Alle 6 del mattino l'aria che tira ricorda ai forestieri che questa terra è frontiera. A quell'ora ci sono i lavoratori portuali del Clpt e pochi altri. Le persone "normali" arriveranno dopo, come accade spesso. Col passare del tempo giungono sul posto le forze dell'ordine in divisa e quelli in borghese. La Digos opera e monitora da lontano, ha accordi precisi con i portuali. Si conoscono da tanto, sanno entrambi che oggi si può fare (quasi) tutto senza grossi problemi. Il servizio d'ordine lo offrono i facchini. Laggiù, "alle porte", oggi vale la legge del porto. "Chi vuole andare a lavorare deve poterlo fare" è il compromesso. Qualcuno entra, non tutti restano fuori. Crescono i numeri e batte il tamburo. L'ex consigliere Fabio Tuiach si mette di traverso e tenta di non far passare una macchina. Lo fermano. Non sarà l'unica volta durante la giornata che i portuali stopperanno alcune personali derive emotive. 

Chi guadagna con la protesta?  

"Stiamo lavorando ad un coordinamento nazionale" afferma Stefano Puzzer, anima di una protesta che è reale. Sul digitale, a causa di una polarizzazione sempre più marcata e da un algoritmo che gonfia e sgonfia le bolle sociali neanche fosse un compressore, il presidio del porto di Trieste produce numeri da capogiro. "Se c'è qualcuno che in questo momento sta sfruttando queste persone? Non lo so. Non è più così semplice giocare con i bot ma diciamo che una regia digitale c'è sicuramente" così un addetto ai lavori e che il mondo di Facebook lo conosce molto bene. Al di là di ciò che è visibile e ciò che non lo è, il popolo anti Green Pass si agita e rivendica "il diritto a poter svolgere la propria professione in modo libero, senza passaporti vaccinali o altro". Davanti al varco 4 la solidarietà si esprime in pizze, panini, tantissime casse di birra. Ci sono abbracci, telefonate, pacche sulle spalle. Dopo il flop alle comunali, arriva dritto dritto anche il senatore Gianluigi Paragone. "Questo è l'unico parlamento vero in Italia" dice a favore di telecamere. 

"Protagonismo operaio" tra birre, ritmi tribali e qualche tensione 

La protesta ha una connotazione chiara e delle motivazioni ancora più evidenti. Il 40 per cento dei portuali non sarebbe vaccinato e senza certificazione verde non può recarsi sul posto di lavoro. Al punto interno istituito in porto oggi sono stati effettuati una cinquantina di tamponi, segno che qualcuno è andato a lavorare lo stesso. Tanti, la maggior parte, sono rimasti fuori sotto lo sguardo dei tanti che hanno portato con sé i cartelli della protesta. "Trieste chiama, Verona risponde". Nella folla c'è, come in occasione dei cortei cittadini, un po' di tutto. Ci sono le ragazze del NoGreenPassTrieste, si vede Tito Detoni (che durante la giornata sarebbe stato aggredito da un portuale), Casa Pound, qualche saluto "camerata", ma anche volantini falci e martello  distribuiti da alcuni collettivi comunisti. C'è, a dirla come l'ha definito WuMing in un articolo dal titolo "Fronte del porto. L’«anomalia selvaggia» della piazza anti-pass triestina e la lotta di classe", tutto il "visibilissimo protagonismo operaio". Che questa piazza si richiami veramente a quei valori è tutto da dimostrare, ma che i portuali possano trainare questo dissenso è possibile. 

D'Agostino non parla, il Viminale neanche

Ma ci sono anche gli atteggiamenti molto ostili verso gli organi di informazione (numerosi anche oggi, anche sull'autore dell'articolo quando, nel tentativo di difendere un operatore della Rai, una coppia di manifestanti veneti con tanto di bandiera Serenissima l'ha accusato di tradimento e di essere venduti, fino a spingerlo via) che aumentano d'intensità col passare del tempo. A farne le spese sono soprattutto i giornalisti inviati qui dalle redazioni nazionali. "Raccontate la verità" urlano a più riprese i manifestanti, interrompendo le dirette, spezzando di continuo la giornata lavorativa dei giornalisti televisivi. I manifestanti continuano ad arrivare per tutta la giornata fino a metà pomeriggio quando il flusso si interrompe. Dagli 8000 dell'ora di pranzo si passa ai 3000, poi ai 550 circa dell'ora di cena. Più di qualcuno si accamperà per dormire davanti al varco 4, questa notte. Domani, che è già oggi, è quasi sabato. Zeno D'Agostino non parla. Il ministero dell'Interno neanche. [continua] 

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