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Lunedì, 27 Giugno 2022
La protesta

Il Clpt contro i licenziamenti in porto: "Basta rappresaglie"

Chiesto lo stop dei licenziamenti ai danni di chi protestò dal 15 ottobre in poi. “Al momento siamo davanti a 52 provvedimenti disciplinari e tre licenziamenti. Faremo ricorso al giudice del lavoro e vedremo chi ha avuto ragione"

Il Clpt ha radunato oggi davanti alla sede dell’autorità portuale circa un centinaio di persone per un presidio contro “tutte le rappresaglie ai lavoratori portuali a seguito dello sciopero del 15 di ottobre”. Il presidente del Clpt Sebastiano Grison ha dichiarato che verranno intrapresi "procedimenti legali verso le aziende che hanno attuato licenziamenti e sospensioni”. A sette mesi da quello che è successo dopo il 15 ottobre, il Clpt denuncia di essere "ancora qui a rivendicare i diritti dei lavoratori e soprattutto la nostra presenza ai tavoli sindacali. Andremo avanti lo stesso. Siamo qui solo perché i lavoratori si sentono rappresentati da noi, non c’è nessun accordo con Confindustria e con qualsiasi ente statale”.

Le parole del Clpt

“Al momento – ha spiegato Grison - ci sono tre licenziamenti (Tuiach, Rizzo e Puzzer) e siamo davanti a 52 provvedimenti disciplinari che sono portati a sospensione a seguito di quello sciopero, in quanto le aziende Tmt e Adriafer hanno considerato quelle assenze come ingiustificate. Chiedo alle altre aziende com’è possibile che ci siano due pesi e due misure. Faremo ricorso al giudice del lavoro e vedremo chi ha avuto ragione". Sandi Volk ha poi citato un caso particolare:“L’Alpt ha mosso una contestazione disciplinare a un lavoratore che ha preso il Covid ma si è sempre rifiutato di esibire il Green Pass, e lo ha comunicato per iscritto due volte. È stato comunque contestato poiché non si era presentato al lavoro per diversi giorni. Questo potrebbe portarlo al licenziamento. Gli hanno mandato la contestazione il 28 aprile, quando il primo maggio scadeva l’obbligo della certificazione verde per andare a lavorare. Questa si chiama vendetta e rappresaglia per eliminare i lavoratori che non si fanno mettere i piedi in testa”. 

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