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I primi residenti in Porto vecchio sono migranti, "occupati" i magazzini del Comune

Nei magazzini ex Maneschi ed oggi di proprietà dell'amministrazione comunale vivono da settimane, se non mesi, diversi richiedenti asilo che hanno approfittato dell'apertura del cantiere gestito dall'impresa Rosso per entrare negli edifici e viverci. Tra attrezzi per fare ginnastica, fuochi accesi per cucinare e ratti, ecco come vive la piccola comunità di migranti di Porto vecchio

TRIESTE – H. dice di essere arrivato a Trieste dalla Finlandia nel dicembre dell’anno scorso e all’interno del magazzino 1 del Porto vecchio ci vive da almeno tre mesi. È di origini berbere e per arrivare in Italia sostiene di essere passato attraverso la Russia. “Sono arrivato in treno – racconta –, adesso vivo qui assieme ad un amico. Vorrei poter lavorare, sono meccanico di professione”. H. è solamente uno dei migranti che, da qualche settimana a questa parte (ma forse è da più tempo, visti i segni del passaggio all'interno degli edifici), hanno trovato rifugio negli enormi magazzini che fino all’anno scorso erano in mano alla famiglia Maneschi ed oggi, invece, sono di proprietà del Comune di Trieste. 

Migranti nei magazzini del Porto vecchio: guarda il reportage video

Un luogo che non ha niente a che vedere con il Silos

I richiedenti asilo in questione si sono divisi alcune stanze a seconda della provenienza. Non sempre, stando ai racconti degli stessi, tra loro corre buon sangue. Una decina di giorni fa sono dovuti intervenire anche i carabinieri, sembra per alcuni furti di cibo tra i gruppi, ma i problemi potrebbero essere anche altri. Al di là delle "piccole" questioni, la fotografia che TriestePrima ha scattato durante il reportage è quella che mostra l’ennesimo ricovero di fortuna per migranti, questa volta però un po’ diverso dall'ex silos di via Gioia. I ratti scorrazzano liberi -  e belli paffuti –, e l’odore acre di escrementi, guano e sporcizia è nauseabondo pure qui. Ma in alcuni spazi, tra quelli che sono i magazzini forse di maggior pregio di tutto l'ex scalo asburgico - per non parlare dell’ex locanda costruita nel 1950 -, la cura che i giovani ospiti hanno dedicato ai saloni degli edifici per farli diventare “casa” non ha niente a che vedere con la tendopoli del Silos. Tra le due realtà, anche se distanti in linea d'aria solo qualche centinaio di metri, sembra infatti esserci un abisso. 

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"Questa è un'area di cantiere, le autorità conoscono il problema"

Alle pareti campeggiano bandiere di squadre di calcio marocchine, mentre in quella che fu la Sala Pascal dell’Autorità portuale di Trieste ci sono tanti tappeti, un plastico del porto giuliano, un vessillo dell’Afghanistan e alcune luci;  c'è un canotto, alcuni quadri e un Tricolore. Alcuni richiedenti asilo chiedono di non ritrarli, altri invece si fanno fotografare fieri. Quasi nessuno di quelli incontrati nei magazzini del Porto vecchio parla inglese. L’organizzazione di questi spazi, a vederla, non è indifferente. Mentre attraversiamo l’area ci viene incontro un dipendente dell'impresa Rosso, azienda triestina di costruzioni che, dal 25 marzo, ha in mano il cantiere per il cosiddetto viale monumentale, arteria principale di ciò che diventerà Porto vivo. 

L'inaugurazione alla presenza del sindaco 

Il cantiere è stato inaugurato in pompa magna dal sindaco Roberto Dipiazza in persona (assieme a diversi assessori della giunta). Oggi, lungo il perimetro della zona cammina e vive un numero imprecisato di richiedenti asilo. All’interno del magazzino 3 (nella parte che non è crollata) i migranti si sono costruiti anche degli attrezzi per fare ginnastica. “Questa è un’area di cantiere” ci dice un lavoratore dell'impresa Rosso. L’area è delimitata da transenne arancioni, ma ci viene confermato che i migranti vanno e vengono. La segnalazione rispetto alla loro presenza nei magazzini è stata inoltrata. “Le autorità stanno lavorando, non posso dirvi nulla” ci dice un lavoratore. 

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Silos, magazzini del Comune e sgomberi

A dire il vero, a quanto apprende TriestePrima, i carabinieri sono intervenuti solamente per la questione dei furti di cibo. Il resto è di competenza della prefettura e, di riflesso, del Comune di Trieste, proprietario dei magazzini. Ma in tutto questo c'è un tema di stretta attualità, ovvero la presenza di migranti all'interno di magazzini del Comune e ciò che potrebbe succedere dopo lo sgombero dell'ex Silos. Secondo gli ultimi report di International Rescue Committee all’interno della struttura di via Gioia nell'ultimo periodo hanno vissuto - e continuano a farlo - tra le 80 e le 100 persone, il numero più basso dall’inverno del 2023. Lo sgombero dovrebbe avvenire in concomitanza della paventata compravendita annunciata dal ministro Piantedosi in parlamento.

Tu sgomberi, io squatto: il rapporto tra Silos e magazzini

I richiedenti asilo, a quel punto, dovrebbero traslocare sul Carso, nell’area dove sorge l’ostello scout di Campo Sacro. Ma anche qui, dopo una lunga lettera firmata da una sessantina di residenti nel borgo, nessuno li vuole. E' possibile che tra i richiedenti asilo si sia sparsa la voce dell'imminente sgombero del Silos e che, proprio per questo, qualcuno abbia già iniziato ad andarsene? Tra loro c'è qualcuno che da via Flavio Gioia si è spostato all'interno dei magazzini di proprietà del Comune? La presenza dei migranti in questi edifici è da ricondursi a movimenti dell'ultimo periodo, oppure è semplicemente l'ennesima rappresentazione di come, dalle parti della migrazione, le certezze crollino sotto i colpi di una tanto imprevedibile quanto indomabile quotidianità? Sono solo alcune tra le domande che forse, anche dalle parti di piazza Unità, qualcuno dovrebbe iniziare a porsi.  

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