Primo giorno di scuola in tempo di Covid tra distanze, disinfettanti e orari ridotti (FOTO E REPORTAGE)

Oggi il primo giorno ufficiale anche se alcune scuole hanno aperto già lunedì 14. Percorsi e ingressi separati, entrate a scaglioni, niente "ricreazione" né distributori, la scuola si prepara a fare "salti mortali" per evitare il virus. Paure, perplessità e speranze di studenti e docenti

Foto: Aiello

“Per la prima volta i ragazzi sono contenti di rientrare a scuola”. È questa la battuta che ricorre tra insegnanti e genitori nel primo giorno dell'anno scolastico 2020 – 2021, iniziato ufficialmente oggi, mercoledì 16 settembre, per le scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado, anche se alcune hanno già iniziato lunedì 14. Dal 23 febbraio, giorno in cui le scuole sono state chiuse per emergenza Covid, i ragazzi non hanno più messo piede in una classe e hanno affrontato la didattica a distanza, modalità necessaria ma che ha convinto pochi.

Mascherine, distanza, disinfettanti

Alcuni bambini devono affrontare il primo giorno di scuola e forse, per loro che non hanno mai provato la scuola pre - Covid, sarà più semplice iniziare le lezioni con queste nuove modalità. In sintesi si entra a scaglioni, in tre orari diversi dalle 8 alle 10 circa e, quasi ovunque, da tre ingressi separati (fino a tre per una scuola sola), oltre ai "percorsi di marcia" dedicati nelle scale e nei corridoi. Inoltre non c'è il consueto intervallo che permette di sciamare nei corridoi e conoscere i ragazzi delle altre classi, non esiste il compagno di banco perché i banchi sono singoli e, nell'attesa di un orario definitivo, le lezioni durano al massimo tre ore. Un orario che, auspicabilmente, si arricchirà superata la prima fase, in cui si potrà sondare il comportamento del virus se disgraziatamente dovesse intrufolarsi tra le mura degli edifici scolastici.

Nonostante tutto, i ragazzi di fronte alle (ex) scuole superiori sembrano collaborativi e ben disposti a seguire le regole, ma i volti coperti, le strisce giallonere a terra e le insegnanti che chiamano le classi una alla volta fuori dal portone, conferiscono a tutto un'atmosfera poco rassicurante, per quanto tutte le misure adottate abbiano il preciso compito di scongiurare il pericolo. Anche i genitori fuori dalle scuole medie ed elementari cercano di sorridere dietro alle mascherine chirurgiche e dimostrarsi fiduciosi di fronte all'ombra di nuove quarantene. 

Le paure dei genitori

Tuttavia la paura serpeggia, come spiega il padre di una ragazza al primo giorno della secondaria di primo grado al Dante: “Non posso pensare al caos quando arriveranno i primi mali di stagione: saranno tutti potenzialmente pericolosi. Comunque in questa scuola si sono anche organizzati per creare una succursale (due sezioni trasferite ini via Madonna del Mare, ndr) e allestire classi meno frequentate, da massimo 18 persone. Mi dispiace perché per mia figlia è il primo giorno di scuola 'media', non avrà un compagno di banco e non potrà avvicinarsi ai compagni di classe che ancora non conosce. Ma capisco l'inevitabilità del tutto. L'importante è che non  non succeda come a Monfalcone”.

Qualche coda per entrare soltanto in alcune scuole primarie, come la Ferruccio Dardi in via Giotto e la Guido Corsi in via Manna, anche a causa dell'angusto e transennato marciapiede. Tuttavia proprio alla Dardi i genitori riferiscono: “assoluta efficienza e puntualità, e i bambini sembrano bravissimi a rispettare le regole, sono felici ma anche ansiosi, perché non sanno a cosa andranno incontro. La più grande paura è che finisca tutto subito”.

Le regole

Entrando nel dettaglio delle regole, dopo essersi misurati la febbre a casa si entra a scuola non prima di essersi sanificati le mani con il gel e rigorosamente con la mascherina, che si può togliere solo una volta seduti nel proprio banco monoposto, distanziato di un metro rispetto agli altri. L'insegnante invece sta in cattedra a due metri dai suoi studenti e mentre spiega non è costretto a tenere la mascherina. L'intervallo consiste in cinque minuti tra un'ora e l'altra, senza uscire dalla propria classe, mangiando seduti al proprio posto. Bar chiusi, distributori “proibiti”, così come appendini e armadietti.

Perplessità da un'insegnante del Carli

“Sono formalità quasi del tutto inutili – sostiene un'insegnante del Carli – Se durante l'intervallo i ragazzi si alzano e stanno a meno di un metro di distanza devono mettere la mascherina, ma credo sarà difficile che riescano a disciplinarsi e a non chiacchierare vicini tra di loro. Senza tener conto che arriveranno dopo aver viaggiato in autobus pieni. Se c'è un contagiato è improbabile che non contagi tutta la classe in ogni caso”

I protocolli non tralasciano quasi nessun aspetto dell'insegnamento: gli insegnanti devono distribuire le fotocopie passandosi prima il gel sulle mani e il materiale didattico non deve passare da una classe all'altra. Se un alunno o un insegnante sono sospetti, per quattro giorni tutti gli studenti della classe devono stare in isolamento finché non arriva il risultato del suo tampone, e dopo quattro giorni gli altri devono fare il tampone e aspettare i risultati a loro volta. “In tutti questi giorni di attesa – ribadisce la docente dell'istituto professionale - dovrebbe esserci la didattica online ma non ci sono stati ancora forniti né internet né computer, né i dispositivi di sicurezza per gli occhi, in quanto se lavoriamo da terminale il nostro lavoro cambia radicalmente. Alcuni di noi hanno nove classi, quindi io temo che sarà un succedersi di quarantene e spero vivamente di sbagliarmi, perché sarei costretta a passare la mia vita come se fossi ai domiciliari”.

Galilei e Petrarca

Al Galilei la dirigente scolastica, la professoressa Lucia Negrisin, è in prima linea fuori dal portone a vigilare sugli studenti, sul rispetto della distanza e sui percorsi differenziati. Qui i giovani entrano in gruppi da poche classi con orari 8, 8.50, 9.40. Massimo rispetto delle linee guida governative anche al Petrarca, che ha iniziato già lunedì, come spiega un collaboratore scolastico: “Per il momento i ragazzi sono educati e disciplinati, i campanelli sono differenziati per evitare assembramenti e anche il percorso sulle scale è tagliato in due, con diversi 'sensi di marcia'. Davanti a ogni classe c'è un dispenser di gel e ogni ora sanifichiamo cattedre e computer. Non resta che sperare nell'efficacia di queste misure, che per il momento sembra vengano abbastanza seguite”

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