Il caso Regeni

La Corte Costituzionale sblocca il processo sulla morte di Giulio Regeni

Finisce lo stallo per il processo del ricercatore, assassinato barbaramente in Egitto. Gli imputati potranno essere processati anche in loro assenza

ROMA - Il processo per l'omicidio di Giulio Regeni potrà andare avanti e gli imputati (tutti appartenenti ai servizi segreti egiziani) potranno essere processati anche in loro assenza. Lo ha stabilito la Corte costituzionale esaminando questione di legittimità sollevata dal Gip del Tribunale di Roma in relazione alla celebrazione del processo per il sequestro e l'omicidio del ricercatore italiano.

In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio comunicazione e stampa fa sapere che "la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 420-bis, comma 3, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che il giudice procede in assenza per i delitti commessi mediante gli atti di tortura definiti dall’art. 1, comma 1, della Convenzione di New York contro la tortura, quando, a causa della mancata assistenza dello Stato di appartenenza dell’imputato, è impossibile avere la prova che quest’ultimo, pur consapevole del procedimento, sia stato messo a conoscenza della pendenza del processo, fatto salvo il diritto dell’imputato stesso a un nuovo processo in presenza per il riesame del merito della causa". La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane.

La reazione della famiglia di Giulio: "Avevamo ragione noi" 

 "Avevamo ragione noi: ripugnava al senso comune di giustizia che il processo per il sequestro le torture e l'uccisione di Giulio non potesse essere celebrato a causa dell'ostruzionismo della dittatura di al-Sisi per conto della quale i quattro imputati hanno commesso questi terribili delitti - commenta la famiglia Regeni - In effetti come ha scritto il Gup Ranazzi nella sua ordinanza 'non esiste processo più ingiusto di quello che non si può instaurare per volontà di un'autorità di governo'. Abbiamo dovuto resistere contro questa volontà dittatoriale per sette anni e mezzo confidando comunque sempre nei principi costituzionali della nostra democrazia. Ringraziamo tutte le persone che hanno sostenuto e sosterranno il nostro percorso verso verità e giustizia: la procura di Roma ed in particolare il dottor Colaiocco, la scorta mediatica, e tutto il popolo giallo" conclude la famiglia del ricercatore ucciso tramite il suo avvocato. 

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