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Processo al terrorista Abdallah, la difesa: "In gioco i suoi diritti costituzionali"

L’ex leader delle Fazioni armate rivoluzionarie libanesi (Farl) è accusato di importazione di armi da guerra e materiale esplosivo per finalità terroristiche per fatti avvenuti a Trieste nel 1984

TRIESTE - L'imputato rinuncia a comparire in aula da remoto e il processo può andare avanti: è fissata per il prossimo 15 ottobre la prossima udienza per il processo al terrorista libanese Georges Ibrahim Abdallah, un iter giudiziario ripartito nel maggio del 2023 dopo un lungo stallo, a 40 anni dai fatti. Nell’udienza odierna il tribunale presieduto dal giudice Giorgio Nicoli (a latere i giudici Luisa Pittalis e Francesco Antoni), ha recepito la lettera di Abdallah che ha rinunciato a comparire in videocollegamento, modalità impedita da una recente legge in Francia, dove l’imputato è attualmente detenuto.  

Abdallah è l’ex leader delle Fazioni armate rivoluzionarie libanesi (Farl) ed è accusato di importazione di armi da guerra e materiale esplosivo per finalità terroristiche per fatti avvenuti a Trieste nel 1984. In quell’occasione era stato arrestato su un treno al valico di Opicina un diciannovenne affiliato alle Farl che trasportava oltre sette chili di esplosivo al plastico. Secondo l’accusa, sarebbe stato l’imputato a organizzare il trasporto.

I dubbi della difesa

Nella prossima udienza i legali di Abdallah, gli avvocati Antonio Cattarini e Jennifer Schiff, esporranno i loro dubbi su questioni procedurali, tra cui il fatto che processo sarà celebrato con il vecchio codice di procedura, poiché il presunto reato è precedente al 1989, entrata in vigore del nuovo codice. “Una normativa del 2001 - dichiara Cattarini - modifica l’articolo 111 della Costituzione (sul giusto processo, ndr) rendendo illegittimo il vecchio rito”. La difesa, visto il processo di lungo corso, solleverà anche la questione della prescrizione: “In questo paese - spiega l’avvocato - si prescrivono reati dopo sei anni e abbiamo dubbi sulla possibilità del nostro assistito di partecipare a questo processo”, poiché “la prescrizione viene sospesa per impedimento volontario, e la detenzione in un altro stato non lo è”.

Sussisterebbe, secondo Cattarini e Schiff, anche un bis in idem, ossia il divieto di un nuovo giudizio se l’imputato è destinatario di una sentenza definitiva per lo stesso fatto. “La corte d’assise di Roma - spiegano -, ha certificato negli anni 80 un fatto, nel quale rientra anche la banda armata, reato complesso nel quale rientra anche la parte sull’importazione degli esplosivi”. Tornando all’articolo 111, questo prevede che i giudici siano terzi ed imparziali, e quindi “non possono giudicare avendo già letto gli atti, che da tempo hanno a disposizione e quindi, a nostro avviso, non dovrebbero essere loro a celebrarlo”. Queste e altre questioni saranno discusse in Tribunale tra qualche mese.

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