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L’esame di ammissione / Piazzale Europa

"Destinati ad aiutare gli altri": ecco i sanitari del futuro

Si sono svolti stamattina all'Università degli Studi di Trieste gli esami di ammissione alle professioni sanitarie, i posti sono 411. Tra le figure ricercate ci sono soprattutto infermieri, ma anche tecnici di laboratorio, operatori di riabilitazione psichiatrica, fisioterapisti e molti altri. La carica dei 630

TRIESTE - La voglia di aiutare gli altri, una vocazione che nasce da esperienze di vita e spesso è radicata nell’infanzia, ma anche un occhio pragmatico alla crescente offerta lavorativa. Sono queste le motivazioni che oggi hanno portato 630 giovani a tentare gli esami di ammissione alle professioni sanitarie all’Università di Trieste. Un’offerta formativa da 411 posti, che è stata ampliata dell’85% rispetto al pre Covid. 180 di questi posti, poco meno della metà, sono destinati ai futuri infermieri, i rimanenti 230 posti sono suddivisi tra fisioterapia, tecniche riabilitazione psichiatrica, igiene dentale, assistenza sanitaria, tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, logopedia, tecniche di laboratorio biomedico, tecniche di radiologia medica. La prova durerà 100 minuti e sarà a riposta multipla, la tensione attraversa il porticato dell’edificio H3 gremito di giovani al riparo dalla pioggia battente. Alcuni sono in compagnia e altri da soli, altri ancora seduti a terra per ripassare in gruppo, come per gli esami di maturità che hanno da poco superato. Abbiamo raccolto alcune delle loro testimonianze.

Le voci dei protagonisti

Ivan si prepara per questo esame da un anno, ha 24 anni e ha alle spalle degli stage con la Sogit e la protezione civile: “lavoro da quando ho 15 anni - spiega -, inizialmente come magazziniere, ma sentivo che mi mancava qualcosa, poi un’esperienza nel soccorso stradale mi ha fatto capire l’importanza dell’aiuto alla persona. Inizialmente puntavo a psicologia, poi mi sono accorto che mi piaceva di più lavorare in ambulanza come infermiere. Preferisco stare in prima linea perché mio padre è pompiere e mi ha trasmesso questa passione”. E’ evidente la volontà di occupare i nuovi spazi messi a disposizione della sanità pubblica, con una popolazione sempre più bisognosa di cure e un mondo sempre meno prodigo di posti di lavoro, visto che in questo paese la disoccupazione giovanile supera il 25 per cento. Un dato di qualche punto inferiore rispetto all'anno scorso, ma comunque allarmante.

Tra psichiatria e fisioterapia

Lisa, 19 anni, è determinata a fare l’operatrice di riabilitazione psichiatrica. Viene dal liceo artistico, che “forse ti lascia delle lacune da colmare se vuoi fare questo mestiere, però ti apre la mente e ti aiuta a capire cosa vuoi fare nella vita. A quel punto senti una forza dentro che non puoi ignorare”. Una professione sempre più ricercata, ma che passa per un percorso di studi meno inflazionato rispetto a psicologia, che “va di moda perché tutti vorrebbero essere psicologi o si improvvisano tali – spiega Lisa – mentre il tecnico di riabilitazione psichiatrica va più nel concreto, è una professione più fisica e diretta. In Italia c’era molta chiusura mentale sul valore di questi ruoli ma ora, soprattutto con il Covid, la gente ha capito che un supporto psicologico è importante”. David, invece, si sta preparando all’esame di Fisioterapia. Ha 18 anni ma sembra avere le idee molto chiare: “Fin da piccolo ho sempre amato la medicina, anche se all’inizio ero più orientato verso la veterinaria perché mia nonna aveva una fattoria. Poi, avendo incontrato molti medici per un mio percorso personale, ho capito che ero più orientato ad aiutare le persone. A partire dalla pandemia le professioni sanitarie sono molto più ricercate e a Trieste la figura del fisioterapista è molto ricercata perché ci sono molti sportivi e molti anziani”. 

I tecnici di laboratorio

Anna viene dall’istituto tecnico Malignani a Udine, è intenzionata a diventare tecnico di laboratorio da quando la professione è stata spiegata nel dettaglio durante un incontro in classe. Un episodio fa riflettere su quanto le politiche di orientamento in età scolare possano diventare determinanti nella costruzione della società e per far coincidere l'offerta lavorativa con la realizzazione personale del singolo. “Di questo mestiere mi interessa la biologia - spiega Anna - ma soprattutto la chimica, perché spiega molte cose della nostra vita in moltissimi ambiti. La pandemia ha messo in luce ancora di più l’importanza di questa professione e dei test medici, tuttavia i posti per tecnico sono 43, a mio avviso ancora pochi rispetto alla necessità”. 

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