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Profughi a Trieste, Rovis (TP): «Fissare immediatamente un numero massimo»

Il capogruppo di Trieste Popolare in una mozione dichiara la necessità di stabilire un limite numerico all'accoglienza degli immigrati a Trieste. Necessario una misura giuridica per riportare la situazione alla normalità, Rovis: «Il messaggio, anche mediatico, sarebbe: non venite, qui siamo saturi e vi manderebbero altrove»

«A Trieste viene ospitato un numero di richiedenti asilo doppio rispetto alla soglia ritenuta da tutti praticabile senza problemi. Sono 871, dovrebbero essere circa 400. Vengono gestiti dal Comune, attraverso una convenzione stipulata con la Prefettura. Il Comune, a sua volta, stipula analoghe convenzioni con le associazioni che materialmente forniscono i servizi di accoglienza» Queste le parole di una mozione presentata dal capogruppo in consiglio di Trieste Popolare Paolo Rovis, riguardo la delicata situazione della copiosa presenza di immigrati a Trieste.

«Quanti richiedenti asilo - incalza Rovis - è previsto vengano gestiti attraverso le citate convenzioni? La dicitura è: "nel limite dei posti disponibili". Disponibili dove? Come? Quanti? Gli atti non lo specificano. Dette Convenzioni sono scadute a dicembre scorso. Attualmente sono in proroga, ma verranno ristipulate, probabilmente dopo avere espletato una procedura di gara. Per le prossime ho proposto una cosa semplice, ma spero efficace: si sostituisca il vago concetto di "limite dei posti disponibili" con un numero preciso. Oltre al quale non si va. Perché non si può andare, non siamo in grado di farlo».

«Tale numero - continua Rovis - sia in coerenza con la dimostrata sostenibilità sociale e organizzativa del territorio, ovvero in 2 richiedenti asilo ogni 1000 abitanti (ricordando, peraltro, che la media nazionale è di 1,2 per mille). Così, raggiunta la soglia, eventuali esuberi, dopo una prima, breve e provvisoria accoglienza, verrebbero giocoforza dirottati altrove a cura della Prefettura e del Ministero».

«Inoltre, con tutta probabilità - coclude il capogruppo di Trieste Popolare - si interromperebbe il tam-tam attraverso il quale chi fruisce dell'accoglienza triestina segnala ad altri richiedenti asilo di raggiungerli, data la qualità dei servizi resi (casi Silos e Rio Primario a parte, ovviamente). Il messaggio, anche mediatico, sarebbe: non venite, qui siamo saturi e vi manderebbero altrove. È una misura fattibile subito, con efficacia rapida. Molto più concreta, precisa e rigorosa di continui e spesso inutili appelli a Governo e Regione. Sarebbe uno strumento con valore giuridico attraverso il quale riportare la situazione alla normalità».

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