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Mercoledì, 6 Luglio 2022
L'altra faccia dell'accoglienza

Un terzo dei profughi ucraini diretti in Italia passa a Fernetti: a Trieste si ferma meno del 2 per cento

Sono 110 quelle che hanno deciso di rimanere nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia. Il questore Irene Tittoni: "Numero consistente di nuclei famigliari, stiamo supportando tutte le operazioni"

Da quando Putin ha invaso l'Ucraina l'ex valico di Fernetti ha visto il transito di circa 6000 profughi, su poco meno di 15 mila giunti in Italia. Di questi, circa 110 si sono fermati nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia. I dati sono stati diffusi dal questore di Trieste Irene Tittoni, in occasione di una conferenza stampa convocata in via del Teatro romano nella mattinata di oggi 7 marzo. L'emergenza che si è venuta a creare in seguito all'operazione militare russa ha scatenato la fuga di un milione e mezzo di persone, nella maggior parte dei casi donne e bambini. Questa mattina in questura a Trieste si sono visti numerosi nuclei famigliari ucraini, giunti da qualche ora in Italia e prontamente inseriti nella macchina dell'accoglienza della polizia. 

Tante famiglie

"C'è un fenomeno abbastanza pesante dell'arrivo dei profughi - queste le parole del questore - e questa sezione della Frontiera sta supportando tutte le operazioni collegate al loro arrivo. C'è un numero consistente di nuclei famigliari". Nonostante la guerra abbia scacciato dalle prime pagine dei giornali la pandemia da CoViD-19, dal punto di vista delle normali procedure sanitarie da applicare agli arrivi non è cambiato niente. "Siamo in attesa delle disposizione di attuazione dell'ordinanza di Protezione Civile emanata ieri (6 marzo ndr), per individuare poi i soggetti attuatori" così la Tittoni. Ci sono tamponi da fare, come per chiunque arrivi sul territorio italiano. 

Un piano nazionale di distribuzione

"In questa prima fase le persone vengono inviate ai cinque giorni di quarantena, bisogna fare molta attenzione perché dobbiamo coniugare l'accoglienza con la sicurezza della cittadinanza". Sul fronte della proiezione futura, il capo della questura giuliana ha riferito di "numeri contenuti, al momento. La permanenza è correlata molto alla presenza delle famiglie, dei cittadini ucraini che fanno da polo di attrazione. I numeri non sono particolarmente significativi - ha concluso la Tittoni - anche per il fatto che la quasi totalità dei profughi sono diretti in altre province italiane. Vedremo poi se verrà preparato un piano di distribuzione a livello nazionale, credo lo si valuterà in un secondo momento". 

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