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Arresti cardiaci: da Confcommercio un progetto “salvavita”

Due decessi ogni tre giorni per arresto cardiaco a Trieste. In questo contesto parte il progetto “Cultura, prevenzione, benessere: Confcommercio cardioprotetta”. Peratoner (118): "A Trieste aumenta sensibilità ma in Italia poca formazione sul primo soccorso"

A Trieste muoiono due persone ogni tre giorni per arresto cardiaco, una patologia per la quale l'intervento tempestivo è determinante, anche se arriva da una persona con competenze minime. Un dato comunicato dal dottor Walter Rojc alla presentazione del progetto di Confcommercio “Cultura, prevenzione, benessere: Confcommercio cardioprotetta”, che conivolge anche ASUITS e SORES. Per “cardioprotezione” si intende la prevenzione effettuata tramite la presenza capillare e accessibile di apparecchi defibrillatori, una chiara comunicazione sulla loro presenza e la formazione per un corretto uso degli stessi.

La cardioprotezione

Confcommercio si è quindi fatta carico dell'acquisto dei defibrillatori e del finanziamento dei corsi, “per una spesa complessiva – ha dichiarato Rojc, che coordinerà l'intero progetto - di ben oltre 10mila euro. Circa il 90% dei dipendenti ha frequentato i corsi di primo soccorso e rianimazione cardiopolmonare, affidati ad ASUITS, il miglior centro di formazione in città. Il 118 a Trieste ha tempi di intervento ottimali, ma anche pochi minuti in caso di arresto cardiaco rischiano di compromettere gravemente la funzionalità cerebrale, quindi è importante che le persone, all'interno del posto di lavoro sappiano dove trovare l'apparecchiatura e siano in grado di usarla. Anche grazie alle risorse di Confcommercio - ha concluso Rojc – sono state attivate decine di punti di cardioprotezione.

La sicurezza al primo posto

Come sottolineato dal presidente del Gruppo giovani imprenditori di Confcommercio Stefano Ogrisek, “Confcommercio ha voluto quest'iniziativa perché essendo una struttura grande e frequentata da centinaia di persone al giorno mettiamo la sicurezza al primo posto. Stiamo portando avanti l'iniziativa ai nostri associati e puntiamo ad essere un esempio per la città, visto anche il nostro storico impegno nel sociale”.

Un intervento che fa la differenza

Intervenuto anche il direttore

del 118 Alberto Peratoner: “C'è un'aumentata sensibilità a Trieste su questi temi, infatti tre defibrillatori sono stati installati da pochi mesi nel centro cittadino, ma la diffusione di questi apparecchi dovrebbe essere ancora più capillare. Quello che può fare un laico con una regolata formazione (non solo sull'uso del dispositivo ma anche per il massaggio cardiaco e la rianimazione cardiopolmonare) fa veramente la differenza, eppure spesso la gente non interviene per paura di commettere errori e per questo incorrere in responsabilità penali. In realtà il defibrillatore è uno strumento sicurissimo e grazie a un algoritmo interno può scaricare solo nelle situazioni in cui è necessario farlo. Invece, in caso di arresto cardiaco, è molto più pericoloso un mancato intervento”.

In Italia 

“Purtroppo in Italia siamo molto indietro relativamente ai corsi – informa Peratoner -, la percentuale di persone laiche formate si aggira intorno al 20 percento mentre nel Nord Europa siamo al 60 – 70 percento. Addirittura in Danimarca è propedeutico alla patente di guida. Si inizia nelle scuole dell'obbligo per formare persone che, un giorno, saranno in grado di rianimare persone e salvare vite, ma è qualcosa che paga nel lungo periodo, in questi paesi il processo ha avuto inizio circa 20 anni fa. Per questo diffondere la cultura della cardioprotezione è essenziale”.

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