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Il "caso" del Prosekar va avanti, in Carso è scontro aperto

Alessio Stoka, presidente dell'Associazione Drustvo Prosekar risponde al "gruppo di viticoltori che non produce questo tipo di vino" e che sarebbe contrario all'inserimento del vino nel "Consorzio più grande al mondo"

Se il Prosekar non dovesse essere inserito nell'area DOC del Prosecco allora il nome storico del vitigno coltivato da secoli sui terrazzamenti sopra Miramare e nella zona dell'omonimo borgo, oltre che a Contovello e a Santa Croce, potrebbe scomparire segnando la perdita di un'opportunità che alla base ha motivazioni anche e soprattutto economiche. A sostenere la tesi è l'Associazione Društvo Prosekar che, con la lettera del suo presidente Alessio Štoka, prende posizione in merito alla polemica innescata da alcuni viticoltori del Carso proprio sul "caso" del vino dal nome "scomodo". 

Il "caso"

La "guerra" del Proskear va ormai avanti da tempo. I fronti sono diversi e distanti: da una parte vengono espresse posizioni di difesa alimentate da scetticismo e timori, dall'altra si materializza l'apertura di chi rifugge contrapposizioni e tende la mano al "forestiero". "Siamo fermamente convinti che al nostro vino non si possa cambiare il nome - scrive Stoka - visto che il nostro spumante Prosekar dovrà rimanere e svilupparsi sul nostro territorio, essere prodotto dalle nostre varietà autoctone di Malvasia, Vitovska e Glera e mantenere il suo nome originale". 

Zona DOC sì, zona DOC no

Stoka sottolinea che il nome del vino in questione "può essere mantenuto e sviluppato solo se compreso nella DOC Prosecco ed un’altra opzione non esiste, in quanto né la legislazione nazionale né quella europea lo consentono. Stiamo parlando di un vino il cui nome ha quasi cinque secoli di storia - ribadisce il presidente della ADP - nella quale può anche annoverare, tra le altre cose, di aver dato il nome al Prosecco, oggi famoso in tutto il mondo. Il Prosekar può ancora ambire a conquistare la fama che gli spetta".

Zaia e Fvg non rispettarono il Protocollo del 2010

All'origine della nascita del sodalizio c'è, come si legge, il "mancato rispetto degli impegni sottoscritti nel primo Protocollo sul Prosecco DOC" (firmato ben dieci anni fa dalla Regione Fvg e da Luca Zaia, oggi governatore del Veneto e all'epoca alla guida del Ministero delle politiche agricole e forestali ndr). La rabbia da parte dei produttori del Prosekar viene alimentata anche dallo stupore, così l'ADP, per il fatto che l'opposizione provenga da "un gruppo di viticoltori che non produce questo tipo di vino".

Bastone e carota?

Promettendo battaglia e strizzando l'occhiolino al "più grande consorzio di produttori di vino al mondo" (vale a dire il sodalizio per la tutela della DOC Prosecco ndr), Stoka ribadisce la volontà di non voler rinunciare al nome "né come associazione, né come comunità". Solo aprendo "i nostri orizzonti" e senza "chiudere e arroccarci", conclude l'ADP, il rilancio della tradizione del Prosekar potrebbe ottenere benefici e vantaggi e "sfruttare le opportunità che ci vengono offerte. Le regole, il metodo di produzione ed il territorio nel quale verranno coltivati i vigneti destinati alla produzione del Prosekar, dovranno essere necessariamente condivisi e determinati anche dalla nostra associazione, dando così finalmente l'opportunità di portare nel mondo anche lo storico nome del nostro vino Prosekar". 

Guerra tra carsolini

Nel mirino dell'ADP quindi ci sarebbe quello sguardo nei confronti del forestiero tipico delle genti di confine. "Non dobbiamo sempre guardarlo come ad un rivale foriero di un nebuloso futuro, ma piuttosto come ad un’ulteriore possibilità che ci spalanca una finestra su un mondo di future opportunità". 

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