Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca Via Udine

Inps, il grido d'allarme dei sindacati: "Grave carenza di personale, Trieste rischia l'accorpamento"

"Dalla manifestazione del 5 maggio e dal nostro incontro con il Prefetto e i parlamentari non è cambiato niente se non in peggio, da Roma solo presa d'atto. A breve saranno 69 i dipendenti, a fronte dei 141 del 2012". Così Cgil, Cisl e Uil alla manifestazione odierna sotto la sede di via Udine

“Grave la carenza di personale nella sede Inps di Trieste e niente è cambiato, se non in peggio, dalla manifestazione dello scorso 5 maggio, nell’indifferenza del Governo centrale”. È quanto segnalato da Cgil, Cisl e Uil durante la manifestazione di oggi, martedì 6 luglio, successiva a quella del 5 maggio scorso, in seguito alla quale i rappresentanti delle Oss hanno incontrato il prefetto Valerio valenti per cercare una mediazione con il Governo. La richiesta è quella di un rapido incremento di organico, con assunzioni urgenti per poter assicurare una mole di lavoro sempre più pressante e la continuità delle competenze in vista dei numerosi e imminenti pensionamenti. 

Dall’ultima manifestazione, secondo Matteo Zorn della Uil: “la situazione è peggiorata perché la gente va in pensione e aumenta il carico di lavoro per pratiche post pandemia, per cui servono adesso le risorse umane per gestire le pratiche di emergenza. Vogliamo delle certezze e oggi, a fronte del nostro percorso col prefetto, i direttori regionali e l’interessamento della politica, abbiamo avuto soltanto una presa d’atto del problema ma nessun tipo di garanzia. C’è il rischio che Trieste non solo non riesca più a supplire alle crescenti pratiche, ma che venga addirittura accorpata”.

“Abbiamo discusso della sussidiarietà dei territori – spiega Zorn -: manca il 30% dei Naspi a Udine, non risulta ci sia una persona preposta per gli operatori marittimi, nessuno che segua i fondi di garanzia, con centinaia di pratiche arretrate”.

Secondo i dati diffusi già nella prima protesta, cinque anni si è perso i il 24% del personale a Trieste, e delle 20 assunzioni registrate negli ultimi mesi in Fvg, neanche una di queste ha interessato gli uffici del capoluogo giuliano, dove si stima che, a fine 2021, il numero di dipendenti delle aree professionali scenderà a 69 unità. Nel 2012, anno in cui si era registrato l’assorbimento nell’Inps del personale ex Inpdap, erano 141.

“A fine anno 20 persone andranno in pensione – ha dichiarato Luciano Bordin della Cisl – il bisogno è imminente, devono trovare il modo di farlo prima del prossimo concorso. Il rischio è che non ci sia neanche il passaggio delle competenze: mandano via persone con 40 anni di esperienza e non hanno nessuno da affiancare loro per la futura sostituzione”.

“Discutevamo della sussidiarietà dei territori: manca il 30% dei Naspi a Udine, non risulta ci sia una persona preposta per gli operatori marittimi, nessuno che segua i fondi di garanzia, con centinaia di pratiche arretrate”.

Per Michele Piga (Cgil)“C’è bisogno di un’assunzione di responsabilità politica nel rapporto con lo stato centrale, noi siamo intervenuti ai livelli di rappresentanza del territorio con i parlamentari, con il Prefetto, e finora abbiamo ottenuto solo una presa d’atto del Comitato nazionale dell’Inps rispetto alla situazione, quindi bisogna intervenire immediatamente. Trieste ha un ruolo di rapporti rispetto al polo ex Jugoslavia, con tanti lavoratori sia italiani che sloveni, e quindi perdere questa sede significa perdere un rapporto internazionale che da sempre la città ha avuto”. 

“C’è una totale assenza di risposte immediate ai cittadini – conclude Piga - in questa fase che, dal punto di vista sociale, è in fibrillazione con sblocco dei licenziamenti definitivo il 21 ottobre. Questo rischia di avere un grande impatto sia sulla forza lavoro e sulla risposta ai cittadini”.

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