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Protezione civile, Panontin: «Garantire attrezzature e adeguata formazione»

L'assessore regionale alla Protezione civile Paolo Panontin sulle risorse necessarie per volontari e strutture

«Come abbiamo sempre fatto in passato e con la consapevolezza che ai nostri volontari debbano essere garantite attrezzature in perfetta efficienza e adeguata formazione, è nostra intenzione trovare nella prossima Legge di Stabilità le risorse necessarie per dare risposta alle richieste non ancora soddisfatte».

A sottolinearlo è l'assessore regionale Paolo Panontin, precisando la sua posizione di fronte alle preoccupazioni manifestate da alcuni amministratori a seguito dell'approvazione, lo scorso 7 ottobre, del Piano tecnico 2016 per la Protezione civile.

«Il Piano tecnico - spiega l'assessore alla Protezione civile - è uno strumento importante di programmazione e pianificazione che abbiamo voluto ripristinare, dopo oltre dieci anni, per assicurare, in totale trasparenza e con criteri certi, il potenziamento del sistema integrato di protezione civile, sia per quel che riguarda le sedi e le attrezzature, sia per la formazione e esercitazione dei volontari. Il tutto con l'unico limite delle risorse disponibili».

Per Panontin, il Piano permette ora di «dare una risposta ai sindaci, le sentinelle del nostro sistema e i primi responsabili della sicurezza sul territorio, che ci chiedevano di poter programmare gli investimenti, con modalità diverse e più snelle». 

Un'opportuna programmazione su sedi, attrezzature, formazione, che, sottolinea l'assessore, «negli ultimi dieci anni non era stata possibile», perché i finanziamenti regionali venivano distribuiti utilizzando il cosiddetto art. 4-bis, ovvero uno strumento che prevedeva la possibilità di agire in deroga alla pianificazione.

Come ricorda Panontin, all'inizio dell'anno è stato emanato il bando, in base al quale le amministrazioni comunali hanno presentato domanda di finanziamento; successivamente con l'assestamento di bilancio sono state reperite risorse a copertura per poco più di 4 milioni di euro.

«Si tratta di una somma - precisa ancora - che non riusciva a soddisfare l'intero ammontare delle richieste. Ecco quindi che nel predisporre le graduatorie si è dovuto tener conto della priorità, introdotta proprio con la legge di assestamento di agosto: essa prevede, per spese aventi natura di investimento, l'assegnazione prioritaria, ma non esclusiva, ai Comuni aderenti a una Unione territoriale intercomunale. Al di là del criterio di appartenenza o meno a una Uti, inoltre, sono rimaste senza finanziamento altre richieste ammissibili, come le nuove sedi di protezione civile. Anche per queste naturalmente si troverà una soluzione nella prossima Legge di Stabilità».

Del resto «la precisa volontà di non penalizzare nessuno» si evince dai dati «assolutamente eloquenti» degli interventi già realizzati nel corso del 2016 in Comuni non Uti: alcuni direttamente dalla Protezione civile, per un importo pari a oltre 4,3 milioni di euro, altri dalle stesse amministrazioni comunali grazie a trasferimenti per 2,5 milioni di euro.

In proposito, l'assessore cita in particolare Brugnera, che ha beneficiato di 600.000 euro per la messa in sicurezza del Livenza a Ponte di Sotto, Moggio Udinese, 500.000 euro per la messa in sicurezza del torrente Aupa, e Tarvisio, 225.000 euro per l'intervento sulla SS 54.

«Cifre che, se paragonate, solo per fare un esempio, ai 720 euro assegnati dal Piano tecnico per una dotazione antitaglio a Gradisca d'Isonzo o ai 450 euro dati al Comune di Ruda per un'elettropompa a immersione, portano a ridimensionare le polemiche e a ridefinire con maggiore sensatezza il tema della sicurezza sul territorio regionale».

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