Il "caso" del manifesto di Dignano, lo storico Pupo spiega la genesi del documento

La scorsa settimana l'Unione degli Istriani aveva sostenuto come il celebre manifesto fosse una "fake news". Interpellato da TriestePrima, lo storico triestino e di fama nazionale ha raccontato dove e quando emerge la fonte messa in dubbio da Lacota e soci

Il manifesto di Dignano è stato consegnato da un'esponente della resistenza istriana Erminio Vivoda alla fine della Seconda guerra mondiale a Ivan Motika, pubblico accusatore nel periodo post bellico e fu utilizzato come fonte nella commissione interalleata svoltasi a Pisino nel 1946. A sostenerlo è il noto storico triestino Raoul Pupo che, dopo essere stato tirato in ballo dall'Unione degli Istriani in merito all'uso di una fonte la cui veridicità è stata messa in forte dubbio, ha effettuato delle verifiche e ha inoltrato la risposta alla redazione di TriestePrima. Secondo Pupo la testimonianza di Vivoda è riportata all'interno di un articolo a firma di Paola Delton dal titolo "Memoria della prigionia di Erminio Vivoda", pubblicato dal Centro di Ricerche Storiche di Rovigno nel 2013. 

Le parole di Pupo

"Il manifesto - racconta Pupo - è stato fatto conoscere agli studiosi italiani nel 1964 dal libro di Luciano Giuricin ed Aldo Bressan, Fratelli nel sangue, (Edit, Fiume, tab. IV). E' stato successivamente ripubblicato nel libro di Ljubo Drndic, Le armi e la libertà dell'Istria. 1941-1943, (Edit, Fiume 1981) nonché in varie opere edite dal Centro di Ricerche Storiche di Rovigno".

La prima pubblicazione

"La prima pubblicazione però, dalla quale dipendono sia Giuricin/Bressan che Drndic, è AA.VV, Istra i slovensko primorje, (Rad, Beograd 1952, p. 152)" continua lo storico triestino. "Si tratta di una raccolta di documentazione presentata da parte jugoslava alla conferenza della pace di Parigi". La testimonianza di Erminio Vivoda, riportata nell'articolo della Delton racconta che l'esponente della resistenza fu tra i primi organizzatori e tra i fondatori del Comitato popolare.

La testimonianza

"Non potei sopportare nel 1942 quando i fascisti proibirono di parlare il croato a Dignano e dintorni. Questo vergognoso avviso lo conservai e consegnai al pubblico accusatore Ivan Motika. Nel 1946 servì quale dimostrazione presso la commissione interalleata a Pisino. Per le vittime degli incendi raccolsi viveri, denaro, munizioni, fucili, tutto ciò che potevo”.

Il documento conservato a Rovigno

Pupo sostiene che "presso l'archivio del CRS esiste un documento del 1973 in cui Motika (allora giudice del Tribunale circondariale di Zagabria) attesta che tale manifestino gli è stato consegnato dal Vivoda nel 1945, alla fine della guerra". Lo storico poi racconta che "all'epoca della pubblicazione del manifesto gli storici italiani non potevano condurre ricerche dirette all'interno degli archivi jugoslavi, dunque dipendevano dalle fonti edite, come quella in parola".

Le difficoltà nella consultazione dei documenti

Tutto ciò "accade piuttosto frequentemente nella nostra disciplina, quando per varie ragioni non è possibile l'accesso al materiale documentario originale, vedi ad esempio le raccolte di documenti diplomatici, selezioni in genere disponibili assai prima che venga consentito l'accesso agli archivi" sottolinea Pupo. Il documento tanto ricercato da Lacota e soci potrebbe quindi essere in qualche archivio che i ricercatori dell'Unione degli Istriani non hanno ancora consultato? Forse sì, anche se la consultazione della disposizione archivistica "non è migliorata subito, né in maniera uniforme dopo la dissoluzione della Jugoslavia" dice Pupo. 

Il commento

"Gli archivi sloveni sono stati aperti già negli anni '90 del secolo scorso, mentre solo in tempi recentissimi è stato possibile agli studiosi italiani accedere a quelli croati" continua lo storico che conclude così: "Le ricerche - per quel che ne so - si sono concentrate sul periodo 1943-1958 ed hanno già messo al loro attivo importanti novità. C'è da sperare che le indagini proseguano in maniera sistematica, nonostante le ben note difficoltà nel finanziamento della ricerca storica". 

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