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foto di Emanuele Esposito

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Arrestati i falsi finanzieri: a Trieste rapina da oltre 70 mila euro

Venerdì scorso la Polizia ha fermato quattro persone: tre sono stati arrestati, uno solo denunciato. I tre in carcere sono i responsabili della rapina avvenuta il 2 marzo lungo la Grande viabilità triestina, ma gli investigatori indagano su almeno altri sei colpi

Sono dei rapinatori professionisti quelli arrestati lo scorso venerdì dai poliziotti di Trieste: avevano messo a punto un piano quasi infallibile, scegliendo vittime facoltose con qualcosa da nascondere. Infatti se le rapine denunciate sono almeno 6, molte potrebbero non essere state riportate alle forze dell'ordine per paura di ripercussioni fiscali: si tratta di vittime, per lo più imprenditori, con dei conti all'estero (nella fattispecie Slovenia e Croazia) che si recavano presso gli istituti bancari esteri per prelevare ingenti somme di denaro da portare con loro in Italia. 

I loro movimenti però erano finiti nel mirino della banda tutta bergamasca, Palmiro Bonomelli (58 anni), Mazzoleni Mauro (46 anni) e Choukrane Fuad (32enne), tutti con precedenti penali, addirittura uno per omicidio: i tre avevano messo a punto un piano d'azione molto attento, che partiva con il pedinamento degli imprenditori al di là del confine; una volta fermi veniva attaccato sotto le auto un trasmettitore Gps che forniva l'esatta posizione ai banditi che nel frattempo predisponevano una sorta di posto di blocco lungo l'autostrada (con tanto di finte pettorine della Guardia di Finanza e finte pistole d'ordinanza); una volta fermato il mezzo interessato, i falsi finanzieri cominciavano un controllo di routine fino a trovare il bottino; a questo punto se le vittime non era collaborative le rimettevano "a posto" con dei pungi o spintoni, ma avevano con loro anche un tira-pugni elettrico per ogni evenienza; preso il bottino salivano in auto (predisposta come un'auto civetta, con tanto di lampeggiante) e sfrecciavano via.

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A Trieste, lo scorso 2 marzo, avevano derubato una coppia di imprenditori veneti lungo la Grande viabilità, nei pressi della Galleria del Carso: inizialmente il bottino sembrava essere di "appena" 3 mila euro, ma i seguenti accertamenti della Squadra Mobile hanno appurato che in realtà la somma superava i 75 mila euro. Le indagini hanno portato a scoprire il modus operandi (gli agenti dell'Upgsp hanno ritrovato le pettorine della Guardia di Finanza in via Forlanini, nei pressi del parcheggio dei taxi): i malviventi, una volta messo a segno il colpo, si sono separati; Mazzoleni, con il bottino, ha utilizzato un medoto che credeva fuorviante per la fuga, cioè un taxi fino a Padova, poi un altro da Padova a Bergamo (paganti ovviamente con i contanti "freschi"). 

Proprio la collaborazione delle cooperative di taxi triestina e padovana hanno aiutato nella ricostruzione dei fatti. Una volta che le indagini hanno permesso di individuare le probabili vittime e il modus operandi, lo scorso venerdì sono partiti i controlli speciali per individuare e fermare i tre malviventi, che per l'occasione, avevano portato con loro un quarto complice: questa volta però la vittima è riuscita a scappare, forse perchè i rapinatori hanno calcolato male la velocità del mezzo sul quale viaggiava. Fallito il colpo, hanno avviato comunque le procedure di "depistamento" ritrovandosi a Cattinara per poi separarsi; però ad aspettarli c'erano gli uomini del reparto "anti-rapina" che non gli hanno dato neanche il tempo di uscire dall'auto e li hanno arrestati.

Le indagini della Squadra Mobile continuano, in collaborazione con i colleghi lombardi, per risalire alle rapine simili (circa 6 quelle denunciate nell'arco di un anno, ma alcune potrebbero non essere state segnalate), coordinate dalla dottoressa Chergia della Procura di Trieste.

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