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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca Via Udine, 39

In tre rapinano l’oreficeria Cepak in via Udine, i testimoni: “Un furto da oltre 20mila euro”

È successo ieri pomeriggio alle 17:30. Il gioielliere 75enne è stato immobilizzato al suolo e derubato

“Uno di loro mi immobilizzava a terra, l’altro prendeva tutto quello che trovava, un terzo faceva il palo. Hanno portato via almeno 20mila euro tra bracciali, orecchini e gioielli vari” è il racconto di Livio Cepak dell’omonima gioielleria in via Udine dove ieri, venerdì 3 dicembre, alle 17:30, c’è stata una rapina su cui sta indagando la Squadra mobile della Questura. Un colpo all’apparenza ordito nei dettagli, come testimoniato dallo stesso gioielliere 75enne: “Uno di loro si è presentato qui il giorno prima, fingeva di voler vedere un braccialetto per sua moglie e si è fatto mostrare qualche pezzo, poi ha detto che sarebbe tornato con suo figlio. In effetti è tornato, ma per rapinarmi”. Stando al racconto di Cepak i ladri sarebbero stati in tre, uno sui quarant’anni e due sui 25, vestiti di nero, con mascherina e berretto per non farsi riconoscere. “All’inizio uno di loro faceva il palo mentre gli altri erano dentro con me, uno di loro mi ha legato le mani con una fascetta. Qualcuno parlava in napoletano ma avrebbe potuto essere un finto accento, magari per depistare. Il tutto sarà durato una decina di minuti. Non ci posso ancora credere, sono molto scosso”. 

Mentre la rapina era ancora in corso è sopraggiunto sul posto un amico ed ex dipendente del negozio: “Due di loro erano ancora dentro – racconta – l’altro stava fuori e mi ha detto di non entrare”. In tempi di pandemia, in cui non è possibile stare in troppi in un piccolo ambiente, il comportamento del rapinatore deve essere sembrato sensato all’inconsapevole testimone, che continua così il racconto: “Poi sono usciti dicendomi ‘ecco, adesso puoi entrare’, e sono scappati. Due di loro hanno iniziato a correre verso Roiano e sono entrati in un’auto, l’altro si è diretto a piedi verso via Boccaccio e ha scagliato lontano il cellulare di Livio, dopo averglielo rubato in modo che non riuscisse a chiamare la Polizia. Così l’ho chiamata io”. Non risulta chiaro il perché i rapinatori si sarebbero divisi nel darsi alla fuga, si ipotizza che, fuggendo in tre nella stessa auto, sarebbero stati più riconoscibili rispetto alla segnalazione. Motivo per cui, forse, uno di loro avrebbe deciso di allontanarsi con mezzi propri. Tutti elementi che fanno presupporre una certa abilità organizzativa e una premeditazione nei dettagli.

Il gioielliere dichiara di aver subito in passato altri furti, “come in tutte le gioiellerie”, di non essere assicurato e di non avere installato telecamere di sorveglianza, anche se fuori dalla porta campeggia un avviso che dice il contrario. Probabilmente una misura per dissuadere i malintenzionati e che, in questo caso, si è rivelata inefficace. 

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