Venerdì, 19 Luglio 2024
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Recornea, la startup di Trieste che permette di recuperare la vista

L'azienda ha creato uno stent per la cornea come possibile cura al cheratocono, una patologia che affligge il 2 per cento della popolazione e che porta a una degenerazione progressiva della vista. Ha appena beneficiato di un nuovo investimento di 150mila euro da parte di Scientifica Venture Capital di Roma

TRIESTE - Un dispositivo in grado di ripristinare la vista in pazienti affetti da una grave patologia degenerativa, ripristinando la forma fisiologica della cornea tramite l’innovativo impiego di un materiale storicamente usato per le valvole cardiache e gli stent coronarici: è il progetto creato dalla startup Recornea, con base a Trieste. Un percorso già in fase di sperimentazione clinica avanzata, grazie al quale Recornea ha appena ricevuto un nuovo investimento di 150mila euro da parte di Scientifica Venture Capital di Roma, un fondo italiano di venture capital che finanzia startup attive nel settore scientifico.

Il dispositivo

Si chiama “GROSSO” il primo prodotto di punta della startup, uno stent per la cornea come possibile cura al cheratocono, una patologia che affligge il 2 per cento della popolazione e che porta a una degenerazione progressiva della vista attraverso la formazione di una protrusione a cono nella zona centrale della cornea, che causa una visione distorta. Inizia nell’adolescenza e progredisce intorno ai 40 anni, impattando sulla vita adulta dei pazienti, per i quali diventa molto difficile condurre una vita normale.

Una possibile cura

Il dispositivo “GROSSO” è uno stent reticolato a cupola, molto sottile, simile a una lente a contatto e impiantabile chirurgicamente in una tasca corneale creata con un laser, in una procedura veloce e mini-invasiva. Si tratta del primo stent corneale in nitinol, una lega metallica utilizzata da decenni in ambito cardiovascolare, e solo più di recente in ambito oftalmico. Un materiale a memoria di forma, in grado quindi di “memorizzare” la forma imposta durante il processo di produzione. La forma è simile alla curvatura fisiologica dell’occhio e il dispositvo la impone ai tessuti corneali, rimodellando la cornea per ripristinare la qualità della vista (e quindi della vita) di questi pazienti.

“Lo scorso anno abbiamo concluso la parte pre clinica - spiega Emiliano Lepore, ingegnere biomedico, CEO e tra i fondatori di Recornea - e adesso è in corso in Spagna il primo studio su umani. Stiamo esplorando le applicazioni della nostra tecnologia anche in altre direzioni, come nella cura del glaucoma e per creare una cornea biologica sintetica come alternativa a quella da donatore, che porta con sé una serie di problematiche”. Un percorso pionieristico nel suo genere, come spiega Lepore: “Recornea è la prima e unica realtà al mondo ad aver impiegato questa tecnologia nella cura del cheratocono, attualmente per questa patologia esistono solo segmenti intracorneali in materiale polimerico che vengono impiantati nella periferia della cornea e non riescono a rimodellarla in maniera corretta e predicibile. Inoltre solo due aziende al mondo utilizzano il nitinol in ambito oftalmico per un dispositivo impiantabile, noi e una realtà statunitense che, ad oggi, è specializzata nella cura del glaucoma”.

Recornea

Recornea è una società medicale all’avanguardia nel campo delle soluzioni terapeutiche oftalmiche, attualmente impegnata nello sviluppo di trattamenti terapeutici innovativi mirati alle malattie della cornea, con particolare attenzione al cheratocono. E’ composta da un team internazionale di nove persone, alcune delle quali abitano a Trieste, tra cui lo stesso fondatore e il co founder Moses Kakanga, mentre la maggior parte vivono in altre città italiane e all’estero. La startup nasce a Singapore nel 2019 da un’idea del dottor Edoardo Grosso e dell’ingegner Emiliano Lepore, che dal Friuli Venezia Giulia si è trasferito per lavoro in Giappone nel 2016. Tre anni dopo, lo spirito imprenditoriale e la voglia di iniziare un nuovo progetto proprio lo hanno portato a Singapore e dopo appena un anno, nel 2020, la società e il suo core team si sono trasferiti in Italia. “Abbiamo affrontato la sfida di portare sul territorio regionale e in Italia ciò che crediamo sia una soluzione - conclude Emiliano Lepore - e una realtà aziendale innovativa”.

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