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foto di Massimiliano Rossetti

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Corazzata S.M.S. Wien: le operazioni di recupero a Muggia (FOTO E VIDEO)

Alcuni frammenti erratici dell’imbarcazione sono stati recuperati da una squadra di sommozzatori dei vigili del Fuoco con la collaborazione della Capitaneria di porto e del giornalista e scrittore Pietro Spirito

Reperti di archeologia contemporanea riemergono dal mare nella mattina dell’11 novembre 2017, a 100 anni esatti dall’affondamento della corazzata austroungarica Wien. Alcuni frammenti erratici dell’imbarcazione, tra cui una bitta della parte laterale del ponte, sono stati recuperati al largo di Muggia da una squadra di sommozzatori dei vigili del Fuoco con la collaborazione della Capitaneria di porto e del giornalista e scrittore Pietro Spirito, che si è immerso a sua volta. I frammenti recuperati saranno restaurati ed esposti nella mostra “Nel mare dell’intimità. L’archeologia subacquea racconta l’Adriatico”
Hanno seguito l’operazione a distanza da un’altra imbarcazione l’assessore comunale alla cultura Giorgio Rossi, il direttore del servizio Catalogazione, formazione e ricerca dell’Erpac e curatrice della mostra Rita Auriemma e il responsabile dell’area Patrimonio archeologico della Soprintendenza Paola Ventura.

L'esposizione sarà organizzata da ERPAC – (Ente regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Friuli Venezia Giulia), in collaborazione con la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Fvg, il patrocinio del Mibact e deigli omologhi ministeri sloveni e croati, oltre al contributo della Fondazione Crt Trieste. 
La mostra, che raccoglierà un migliaio di reperti provenienti da musei italiani, croati, sloveni e montenegrini , con il coinvolgimento di 60 istituzioni e 50 autori, si svolgerà al Salone degli Incanti e aprirà al pubblico il prossimo 17 dicembre per chiudere il 1° maggio del 2018. 

La corazzata Wien è stata silurata dal Mas di Luigi Rizzo  la notte del 10 dicembre del 1917, come ricorda Pietro Spirito: «Questa operazione ha una valenza memoriale, per ricordare le 33 vittime del naufragio che al momento hanno solo un piccolo spazio al cimitero di sant'Anna ma si tratta di una storia che in molti hanno dimenticato e in alcuni riecheggia dai racconti dei nonni. I superstiti hanno raggiunto la riva a nuoto e si dice (anche se non è mai stato verificato) che abbiano trovato ristoro nella casa di Italo Svevo, all'epoca residente in zona».

«Ci siamo avventurati – spiega Spirito - nella zona in cui la nave, affondando sul fianco, ha lasciato una profonda impronta. Qui la visibilità è quasi nulla e dal fondale melmoso emergono pezzi dello scafo: degli spuntoni che sono la parte terminale delle ordinate, ossia le "costole" della nave. È stata un'operazione delicata, dove inizialmente si pensava di intervenire tagliando dei frammenti, invece sono stati estratti nel rispetto dell'intero corpus». 
«Sono resti di un secolo fa – continua il giornalista - quindi possiamo definirla archeologia contemporanea, un mondo che riserva ancora molte sorprese, ricordiamo che tra Capodistria e Isola c'è ancora quel che resta del transatlantico Rex e del Baron Gautsch nei pressi di Rovigno. Un mondo tutto da scoprire».

Rita Auriemma ha quindi spiegato: «Sarà un intervento il meno invasivo possibile, si tratta di una ricognizione preliminare con l’idea di portare alla luce, in futuro, una parte più significativa del Wien in un progetto più vasto e ambizioso. Questa mostra vuole celebrare l'Adriatico come il mare dell'Intimità perché raccoglie le storie di una rete di scambi, una ragnatela di legami e profonde conoscenze e corrispondenze». 

«Questa operazione e questa mostra – dichiara invece Paola Ventura - saranno effettuati nell'ottica della ricerca e della conservazione. La speranza è che dopo la mostra si possa trovare una collocazione permanente ai reperti affinché non rimangano dimenticati nell'ennesimo magazzino. Speriamo in un progetto più ampio che unisca i reperti marini con quelli terrestri: un vero e proprio museo di Trieste che riconnetta la città al suo mare. Una realtà che a oggi non esiste».

Speranza confermata e condivisa dall'assessore Rossi:  «Questo museo è una realtà che stiamo pensando di realizzare nell'area del Porto Vecchio con i 50 milioni che arriveranno da Roma. Trasformeremo questo progetto in realtà e da nicchia d'interesse lo faremo diventare un grande attrattore transfrontaliero per cittadini e turisti». 

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