Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Volantini su 'Red Land', l'autore: "Nessun riferimento alla storia dell'Istria"

Luigi Cossio aveva distribuito dei volantini che definivano il film 'Una c@gata pazzesca' e ora spiega il suo gesto in una lettera aperta: "Il film è stato criticato da molti, rivendico libertà di satira. Ho ricevuto appoggio e solidarietà. Non semino odio, contesto chi lo fa"

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera aperta di Luigi Cossio, l'insegnante che aveva distribuito i volantini sul film "Red Land"

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Sono il cittadino che ha distribuito il volantino satirico riguardante “Red Land” che tanto scalpore ha sollevato. Ad oggi, mi sono tenuto attentamente alla larga dalla canea mediatica che si è sollevata e mi permetto di scrivere questa mia solo adesso, a bocce ferme e ora che il procedimento disciplinare contro di me si è concluso.

Niente nel volantino da me distribuito si riferiva alla storia dell’Istria. Il mio unico intento era fare della satira su un film che ritengo discutibile da molti punti di vista, contenutistici e di stile, e sul quale le recensioni negative abbondano, non solo provenienti da siti e riviste militanti. Il film è stato accusato di essere poco accurato storicamente, ed anche di essere un film di propaganda, pieno di pregiudizi razzisti antislavi. Posso anche sbagliarmi nel mio giudizio sulla pellicola, e non intendo discutere qui questa mia opinione: sostengo però il mio diritto di esprimerla anche attraverso la satira, che ha una gloriosa storia nella letteratura e nel pensiero occidentali. Aristofane, Catullo, Rabelais, ed ovviamente il Padre Dante usarono ampiamente il turpiloquio nei loro scritti, alla faccia dei benpensanti del loro tempo. Ovviamente non intendo paragonarmi a questi giganti, ma solo indicare a quale tradizione faccio riferimento: la grande tradizione occidentale greco-giudaica della libertà di pensiero e dell’individualismo.

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Niente nel volantino da me distribuito si riferiva alle vere sofferenze degli infoibati e degli esuli, ma solo al film, e se avessi pensato che tale fraintendimento poteva esserci l’avrei probabilmente spiegato in calce al volantino per evitare di aggiungere sofferenza a sofferenza. Questo è un errore che posso ascrivermi, ma avendo una formazione tecnico-scientifica continuo a pensare che in uno scritto si dovrebbe leggere quello che c’è e non quello che si pensa di attribuire agli altri. Appartengo alla scuola Zapatista, di quelli che presero e tennero prigioniero il generale Castellanos per mesi senza torcergli un capello, solo per dimostrare di poterlo fare e nonostante fosse un assassino stragista. Ai prigionieri non andrebbe mai torto un capello... ma è vero che a volte la storia è molto più crudele. È evidente che la morte di una giovane donna o l’esodo di una popolazione siano sempre drammi terribili: ciò indipendentemente dai giudizi sul merito di quali fossero le regioni e i torti in quel contesto storico, indipendentemente da chi avesse scatenato la guerra e chi fosse stato invaso e si stesse difendendo, che sono dati storici inoppugnabili.

Ma nella mia opinione che quanto appena spiegato fosse comprensibile (a chi lo volesse intendere) sono confermato dal fatto che, tra le numerose attestazioni di stima e solidarietà che ho ricevuto, fossero presenti anche quelle di alcuni discendenti di profughi, che in forma scritta mi hanno espresso la loro vicinanza e addirittura la condivisione del mio gesto. La loro presa di posizione spezza la vulgata secondo cui io avrei offeso la memoria degli infoibati e dei profughi, o perfino “la città di Trieste”. Se lo vorranno saranno essi a spiegare le proprie motivazioni: qui posso solo esprimere loro la mia gratitudine, assieme a tutti coloro, e sono tanti, che mi hanno espresso solidarietà in questi mesi.

Non sono, come è stato detto, un seminatore di odio, se mai tento di oppormi a chi secondo me lo semina. È stato tirato in ballo anche il mio lavoro di insegnante, che non aveva niente a che vedere con questa vicenda: posso solo dire che nel suo svolgimento sono accuratamente attento a mantenere la più rigorosa neutralità ed obiettività nei confronti di tutti i miei studenti, indipendentemente dalle loro idee. Secondo i loro rendimenti scolastici, boccio o promuovo con rigorosa equanimità studenti fascisti ed antifasciti, anarchici, liberali, comunisti, apolitici e quant’altro, riconoscendo i loro meriti che a volte, anzi per fortuna spesso, sono molto grandi. Ma tutto questo non c’entra nulla.

Ringrazio ancora i COBAS per l’enorme supporto che mi hanno generosamente fornito, anche per affermare il diritto di noi insegnanti ad avere una vita privata senza essere ricattabili per le opinioni che esprimiamo. Cordialmente,

Luigi Cossio

P.S.: Invito il sig. Francesco Hlavaty, la cui lettera è stata pubblicata dal Piccolo il 19/09 a non preoccuparsi: sono estremamente conscio della storia e della dignità del mio Istituto, che non ho in alcun modo coinvolto nell’iniziativa in questione.

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